Il secondo volume di 'Die Verkehrsmittel in Volks- und Staatswirthschaft' di Emil Sax (Vienna 1879) è interamente dedicato alle ferrovie. Sax esamina anzitutto come la locomozione a vapore trasformi l'economia e la società: riduzione dei costi di trasporto, livellamento dei prezzi dei prodotti agricoli, spostamento delle zone di produzione di Thünen, effetti sulla rendita fondiaria, sull'attività mineraria, sull'industria e sul commercio. Una seconda sezione tratta l'amministrazione del sistema ferroviario e motiva diffusamente perché la ferrovia debba essere sottratta alla pura economia privata e intesa come oggetto dell'economia collettiva; in questa sede confuta le diverse varianti della teoria della concorrenza e la questione delle ferrovie statali contro quelle private. La terza sezione sviluppa l'economia della costruzione e dell'esercizio, comprese le tariffe, la tariffazione a valore e le tariffe differenziali. La quarta offre una panoramica della storia dello sviluppo delle ferrovie negli Stati più rilevanti. L'esposizione argomenta in modo deduttivo a partire dalle leggi generali del traffico stabilite nel primo volume e si fonda costantemente su materiale statistico e sulla letteratura specialistica dell'epoca.
L'opera è la prima parte del sistema in tre parti dell'energia economica di Julius v. Gans-Ludassy e tratta la metodologia economistica, ossia la questione di come sia possibile la conoscenza economica. L'autore concepisce l'economia come scienza autonoma, da staccare dalla filosofia, e la fonda sul principio della finalità, che egli chiama energia economica. In dodici capitoli sviluppa la sua costruzione a partire dalla filosofia, una storia critica delle scuole metodologiche (razionalismo, empirismo, storicismo, indirizzo esatto-realistico) ed elabora il fenomeno economico, il concetto, il giudizio, l'inferenza, la legge, la legge dello sviluppo, il principio e la sistematica. Contro i procedimenti puramente astratti come pure puramente empirici pone un empirismo razionale e si distingue espressamente da Menger, Eisenhart, Dilthey e Wagner, ai cui lavori si riallaccia. Jena 1893.
OriginaleDeutsch
Le krach est inévitable. Les gouvernements créeront de la monnaie pour le retarder
Lo scritto esamina la nascita e le condizioni di esistenza del piccolo artigianato e dell'industria a domicilio in Austria ed è suddiviso in due parti. La parte generale ricostruisce come, dal lavoro domestico, dal lavoro a cottimo e dall'artigianato, sotto una direzione mercantile-capitalistica, si sviluppi l'industria del lavoro a domicilio (Verlagsindustrie): in modo derivato da forme d'impresa esistenti oppure ex novo, tanto in campagna quanto in città. Schwiedland descrive la dipendenza dei maestri e dei garzoni a domicilio dal committente (Verleger) e le difficoltà del piccolo maestro indipendente, premuto dalla fabbrica, dal commercio e dalla propria mancanza di capitale. La parte speciale è una monografia sui tornitori di madreperla di Vienna (l'industria dei bottoni di madreperla): materia prima, ordinamento giuridico del mestiere, congiunture e crisi a partire dalla tariffa Mac-Kinley, la condizione dei maestri, degli apprendisti e dei garzoni, nonché l'industria a domicilio. L'argomentazione si fonda su relazioni ufficiali, inchieste e tabelle statistiche di Vienna, Berlino e Parigi. Pubblicato nel 1894 da Duncker und Humblot a Lipsia.
OriginaleDeutsch
Ziele und Wege der Theoretischen Nationaloekonomie in der Gegenwart
In questa dissertazione di Halle pubblicata nel 1894 Frank Fetter esamina il principio di popolazione di Thomas Robert Malthus e gli contrappone una propria teoria volontaristica della popolazione. La prima sezione è una critica concettuale: Fetter mostra che Malthus usa in modo ambiguo le parole chiave "tendenza", "popolazione" e "principio", e così paragona indebitamente un impulso psicologico con un numero misurabile di persone; la progressione geometrica e aritmetica, nonché la tesi secondo cui la popolazione si attesterebbe sempre al livello dei mezzi di sussistenza, vengono respinte. La seconda sezione valuta le statistiche di vari paesi su numero di matrimoni, età al matrimonio e numero di figli, e riconduce il minor numero di figli degli strati più abbienti alla prudenza e alle aspettative di vita anziché a cause fisiologiche. Nella terza sezione Fetter interpreta il movimento demografico come risultante di molti gruppi produttori e consumatori, il cui comportamento è determinato dallo "standard of life" e da motivi della volontà, e ne deduce misure pratiche: istruzione generale, promozione di casse di risparmio volontarie, distribuzione più ampia della proprietà. Sul piano del metodo applica la teoria dell'utilità marginale alla questione della popolazione e si oppone tanto alla "ferrea legge del salario" quanto al fatalismo del malthusianesimo.
The Exploitation of Theories of Value in the Discussion of the Standard of Deferred Payments, Annals of the American Academy of Political and Social Science
In questo scritto polemico pubblicato nel 1896 Eugen von Böhm-Bawerk verifica se il terzo volume del Capitale di Marx, pubblicato postumo, risolva la contraddizione annunciata nel primo volume: che le merci da un lato si scambiano secondo il lavoro in esse incorporato, dall'altro che capitali di pari entità rendono pari profitto. Böhm-Bawerk espone dapprima la dottrina marxiana del valore e del plusvalore, nonché la teoria dei prezzi di produzione, poi smonta quattro argomenti con cui Marx afferma la persistente validità della legge del valore, e giunge alla conclusione che il terzo volume rinnega il primo. Nella quarta parte riconduce l'errore a una derivazione del teorema del valore-lavoro puramente dialettica, recisa dall'esperienza e dall'analisi psicologica. Una parte conclusiva si confronta criticamente con il tentativo di salvataggio di Werner Sombart, che interpreta il valore marxiano come mero fatto concettuale.
Promemoria ueber die Errichtung einer Handelshochschule in Wien zu dauernder Erinnnerung an das diesjährige Regierungs-Jubiläum seiner K. u. K. Apostolischen Majestät des Kaisers Franz Joseph I. 1898.
"Der goldene Boden" è un dramma popolare viennese in quattro atti di Julius von Gans-Ludassy, pubblicato nel 1902 dal Wiener Verlag; secondo la prefazione la rappresentazione fu più volte vietata dalla censura viennese. Esso ritrae la miseria del lavoro a domicilio nel mestiere di sarto: il vedovo impoverito Peter Wimmer tira avanti come sarto a cottimo, mentre il tagliatore Tichtl, salito di rango, gli combina al tempo stesso un matrimonio con l'anziana Agnes e seduce sua figlia Leni. Intorno al posto di procuratore di Tichtl ruota un intrigo, al cui termine la proprietaria della fabbrica Brandstätter viene pugnalata; l'autore è il geloso Spindelmann, ma il sospetto cade su Tichtl. Wimmer, che conosce la verità ed è vincolato da un giuramento, è dilaniato tra vendetta, compassione per la figlia e coscienza. L'opera mette in scena sfruttamento sociale, onore e povertà nell'ambiente del sobborgo viennese.
OriginaleDeutsch
Vom Gegenstand der Wertlehre, in Zeitschrift für Volkswirtschaft, Sozialpolitik und Verwaltung
The Improvement of Our System of Township Poor Relief (Report of the committee on public relief of the poor in Indiana, Frank A. Fetter, Chairman). Indiana State Board of Charities Bulletin
Lo scritto esamina la condizione economica e sociale dell'industria a domicilio (Verlagsindustrie) e si chiede con quali mezzi della legislazione, dell'auto-aiuto e dell'amministrazione si possa migliorare la situazione dei lavoratori a domicilio. In apertura Schwiedland definisce origine, forme e concetto del lavoro su commissione e illustra la posizione privilegiata del committente rispetto al maestro artigiano e al fabbricante. La parte principale discute, in dodici sezioni, singole misure: registrazione, estensione dell'assicurazione obbligatoria, polizia sanitaria, licenza dei luoghi di lavoro, organizzazione dei lavoratori, tutela dei lavoratori, abolizione del lavoro a domicilio, limitazione dello smercio, collocamento, laboratori centrali, restrizione dell'immigrazione e salari minimi vincolanti. In questo l'autore richiama di continuo le esperienze di Inghilterra, Svizzera, Nordamerica e in particolare delle colonie australiane di Victoria e della Nuova Zelanda, e ne verifica l'applicabilità all'Austria. Le appendici offrono prospetti statistici, una rassegna della legislazione speciale e una descrizione dei laboratori centrali.
Subsidies—by the Committee on the Division of Work between Public and Private Charities, Frank A. Fetter, Chairman, National Conference of Charities and Corrections Proceedings
Il lavoro, apparso nel 1902 come dissertazione viennese in scienze dello Stato, ricostruisce lo sviluppo del rapporto tra signoria fondiaria e contadini in Galizia, dal passaggio della regione all'Austria con la prima spartizione della Polonia (1772) fino all'affrancamento fondiario (1848). Mises ricostruisce dapprima l'ordinamento rurale della Galizia polacca (servaggio, signoria fondiaria, diritti di possesso, corvées) e contrappone l'inerzia dello Stato polacco all'azione interventista di quello austriaco. Il nucleo è costituito dall'esposizione delle riforme teresiane e giuseppine, dell'abolizione della servitù della gleba, dei decreti sulle corvées e della fallita regolamentazione fiscale e urbariale del 1789, seguita dalla reazione nel periodo post-giuseppino. Ampio spazio è dedicato alla rivolta contadina del 1846 e all'abolizione di tutte le corvées infine disposta nel 1848. L'indagine si fonda costantemente su atti d'archivio e sulla legislazione coeva; nella considerazione conclusiva Mises interpreta l'emancipazione dei contadini non in chiave giusnaturalistica, bensì come conseguenza di un ordinamento economico divenuto incompatibile con la crescita della popolazione.
In questo scritto viennese del 1902 Eugen Schwiedland affronta la questione di come le lavoratrici a domicilio possano essere organizzate sindacalmente. Il punto di partenza è l'inchiesta sul lavoro femminile del 1896, che rese visibili gli abusi senza che ne derivassero conseguenze pratiche. Schwiedland espone perché proprio le lavoratrici a domicilio siano particolarmente difficili da organizzare: l'affollamento verso l'occupazione, il peso della famiglia, l'appoggio sul salario del marito e la scarsa qualificazione del lavoro. Poiché l'auto-aiuto e la socialdemocrazia falliscono in questo campo, egli considera due vie di aiuto dall'esterno: la coercizione legislativa (richiamandosi a Brentano e al regolamento industriale tedesco) e l'aiuto sociale borghese. Come modello descrive diffusamente un'associazione professionale berlinese di lavoratrici a domicilio con quasi 1000 iscritte, dotata di tutela legale, cassa di risparmio, fornitura di macchine da cucire e riunioni conviviali. In conclusione raccomanda di fondare a Vienna un'analoga associazione sindacale neutrale.
OriginaleDeutsch
Das Problem der direkten Besteuerung in Oesterreich
Die Nationaloekonomie als Unterrichtsgegenstand an den oesterreichischen Handelslehranstalten. Ein Beitrag zur Pädagogik und Methodik der Nationaloekonomie
Bessere Leut' è una commedia in dialetto viennese in tre atti di Julius v. Gans-Ludassy e Alexander Engel, pubblicata nel 1904 dal Wiener Verlag. Al centro sta la famiglia Dobler, impoverita, che verso l'esterno mantiene l'apparenza dell'agiatezza borghese, mentre il contabile licenziato Anton Dobler, sua moglie ambiziosa Betti e il figlio scansafatiche Toni vivono di credito, debiti e imbrogli. L'opera contrappone a questo ambiente la figlia Martha, che si rifiuta di sposarsi per calcolo, cerca un lavoro onesto come insegnante di pianoforte e alla fine ottiene per affetto il modesto impiegato Etthofer. Una seconda vicenda segue il caposquadra Zernitz, la cui eredità attesa si rivela un castello in aria, nonché l'intrigo di Toni intorno alla nipote Paula. La commedia mette in scena nel dialogo l'orgoglio di ceto, il denaro e la rispettabilità; il titolo "bessere Leut'" è inteso in senso ironico.
"The Principles of Economics" di Frank A. Fetter (1905) è un manuale introduttivo che fonda l'intera teoria economica su una teoria soggettiva del valore: tutti i valori vengono ricondotti al reddito psichico, alla soddisfazione immediata dei bisogni. A partire da utilità marginale, domanda e scambio, Fetter sviluppa passo dopo passo una teoria unitaria della distribuzione e subordina a questo principio rendita, capitalizzazione, interesse (time-value), salario e profitto d'impresa. L'opera si articola in tre parti: il valore delle cose materiali, il valore dei servizi umani e gli aspetti sociali del valore (proprietà, distribuzione, moneta, imposte, commercio estero, monopoli, regolamentazione statale). Secondo la prefazione, il testo nacque da lezioni alla Cornell University e mira a un'analisi coerentemente soggettiva, in luogo della mescolanza tradizionale di concetti di valore oggettivi e soggettivi; un'appendice con domande e note bibliografiche accompagna i 57 capitoli.
OriginaleEnglish
Muendliches Gutachten ueber die Reform der Gebaeudesteuer
Rassegna collettiva di Ludwig von Mises sulla letteratura più recente in materia di moneta e attività bancaria, apparsa intorno al 1908 in una rivista di scienze economiche. Mises espone e valuta 41 titoli in lingua tedesca, inglese e francese, ordinati per ambiti tematici: dapprima due lavori di teoria monetaria (la storia dei dogmi delle teorie del valore monetario di Hoffmann, la rielaborazione in chiave quantitativa di Kemmerer), poi scritti sul mercato monetario tedesco e sulla Reichsbank, sulla questione bancaria austriaca e svizzera nonché monografie su singole questioni come il sistema monetario del Lussemburgo e le banche coloniali francesi. In modo ricorrente egli esamina la fondatezza delle teorie del valore monetario e delle teorie valutarie, apprezza la ricchezza del materiale e il metodo, e prende le distanze dalla dottrina della valuta aurea e dalle proposte inflazionistiche. La teoria statale della moneta di Knapp e la questione dei pagamenti in contanti attraversano la rassegna come punti di riferimento.
Ludwig von Mises esamina se l'Austria-Ungheria debba formalmente ripristinare i pagamenti in contanti, ossia l'obbligo legale della Banca austro-ungarica di convertire le proprie banconote in oro. La sua tesi centrale: dal punto di vista economico la valuta aurea esiste già da tempo, poiché dal 1896 la banca cede in qualsiasi momento e volontariamente oro e divise in oro e mantiene stabili i tassi di cambio entro i gold points. Una regolamentazione legale non farebbe che riconoscere giuridicamente questo stato di cose, senza mutare nulla nella politica della banca. Mises confuta l'opinione dominante secondo cui il basso tasso di sconto viennese si fonderebbe sulla sospensione dei pagamenti in contanti, e lo riconduce all'assenza di indebitamento estero a breve termine e alla scarsa attività d'investimento interna. Si confronta criticamente con la Teoria statale della moneta di Georg Friedrich Knapp e tratta infine la controversia bancaria con l'Ungheria. Il lavoro, articolato in otto sezioni, apparve nell'Annuario di Schmoller e fu completato alla fine del 1908.
OriginaleDeutsch
The Foreign Exchange Policy of the Austro-Hungarian Bank
Ludwig von Mises risponde alla replica di Walther Federn e difende la sua tesi secondo cui la Banca austro-ungarica mette in qualsiasi momento a disposizione del mercato divise a un corso inferiore al gold point superiore, effettuando dunque di fatto pagamenti in contanti in divise. L'affermazione di Federn, secondo cui la banca rifiuterebbe a tratti la cessione di divise agli arbitraggisti sui tassi d'interesse, Mises la respinge come contraria ai fatti: l'unico strumento difensivo della banca contro i deflussi d'oro è l'aumento del tasso di sconto. L'argomentazione è empirica e si basa sull'andamento dei corsi della divisa sulle piazze bancarie tedesche dal 1896, sulla crisi dell'annessione del 1908/09 e sulla crisi del 1907, fondandosi su dichiarazioni del governatore von Bilinski e su rapporti della Camera di borsa di Vienna. Il testo si inserisce nel dibattito coevo sulla teoria statale della moneta di Knapp e sui vantaggi di una valuta isolata.
Schumpeter sviluppa una teoria puramente economica dello sviluppo economico: la forza che muta il sistema economico dall'interno proviene dall'imprenditore, che impone nuove combinazioni dei mezzi di produzione (un nuovo bene, un nuovo metodo, un nuovo mercato, una nuova fonte di approvvigionamento, una nuova organizzazione). Il primo capitolo descrive il flusso circolare statico di un'economia in equilibrio, in cui tutto il valore del prodotto si riconduce al lavoro e alla terra e non sorgono né profitto dell'imprenditore né interesse. I capitoli seguenti trattano il fenomeno fondamentale dello sviluppo, il credito e il capitale come creazione di potere d'acquisto, il profitto dell'imprenditore come eccedenza sui costi, l'interesse del capitale come aggio del potere d'acquisto presente su quello futuro e infine il ciclo economico, la cui espansione e depressione sono spiegate dalla comparsa a sciami degli imprenditori. Schumpeter distingue costantemente statica e dinamica e mette il proprio approccio in relazione con Walras e Marx.
OriginaleDeutsch
Altre edizioni
The Theory of Economic Development: An Inquiry into Profits, Capital, Credit, Interest, and the Business Cycle
OriginaleEnglish
Objekt und Grundbegriffe der theoretischen Nationalökonomie
Source Book in Economics, curato da Frank A. Fetter (The Century Co., New York, 1912), è un'antologia di fonti primarie selezionate, raccolta per i corsi universitari di economia come complemento ai Principles of Economics di Fetter. Riunisce quarantatré selezioni numerate, raggruppate in sette parti: mercati e prezzi, ricchezza e suoi usi, capitale e investimento, lavoro e popolazione, costi, profitti e monopolio, redditi privati e benessere sociale, e Stato e industria. Ogni selezione si apre con una breve nota redazionale e riproduce un estratto da un rapporto governativo (Tariff Board, Interstate Commerce Commission, Commissioner of Corporations, la Zecca, il Comptroller of the Currency), da uno studio accademico o da un autore classico come Herbert Spencer e Henry Maine. L'obiettivo è affiancare materiale fattuale concreto e accertamenti ufficiali alle questioni teoriche trattate nel manuale, coprendo scambio, rendita, valori fondiari, salari, immigrazione, monopolio, moneta, banche e regolamentazione ferroviaria.
OriginaleEnglish
Bericht des Zentralverbandes österreichischer Kaufleute über die Stellung der Kaufmannschaft zur Vorbereitung der Handelsverträge
Ludwig von Mises esamina un disegno di legge del governo austriaco del 1911, che intende riordinare le imposte sui contratti di assicurazione, di rendita vitalizia e di previdenza. Egli espone come il diritto vigente in materia di imposte, derivante dalla legge provvisoria del 1850, sia divenuto confuso e, sul piano della politica sociale, distorto, perché grava percentualmente di più sui soggetti economicamente più deboli. Il progetto sostituisce la molteplicità delle precedenti imposte di bollo e imposte particolari con due imposte percentuali sui premi incassati e sulle somme liquidate per i sinistri, cosa che Mises riconosce, sul piano tecnico delle imposte, come un progresso. Allo stesso tempo critica il forte aumento del carico fiscale, il trattamento speciale dei prestiti su polizza, la discrezionalità del Ministero delle Finanze nelle operazioni con l'estero e confronta le aliquote con la più bassa tassazione assicurativa prussiana. Egli colloca il disegno di legge nella situazione fiscale del bilancio statale e nei rapporti di forza tra i partiti alla Camera dei Deputati.
Breve recensione di Ludwig von Mises sullo scritto di Otto Heyn "Erfordernisse des Geldes" (Lipsia 1912). Mises apprezza i contributi di Heyn alla teoria monetaria, ma vede in questo abbozzo manifestarsi con particolare chiarezza l'errore di fondo del metodo di Heyn: Heyn evita sistematicamente il problema centrale della teoria monetaria, cioè le ragioni determinanti del potere d'acquisto della moneta. Viene riferita la tesi di Heyn secondo cui nell'ordinario commercio di merci nessuno tiene conto della quantità di moneta e le variazioni della quantità di moneta influenzano direttamente solo l'interesse, in particolare lo sconto, mentre il valore di scambio della moneta ne è toccato solo indirettamente. Mises obietta che simili affermazioni contraddicono la dottrina dominante e i fatti della teoria quantitativa della moneta e avrebbero richiesto una motivazione approfondita, che Heyn omette di fornire.
Breve recensione di Ludwig von Mises sulla monografia di Paul Stiassny «Der österreichische Staatsbankerott von 1811» (Vienna e Lipsia 1912). Mises critica che l'autore dedichi solo 43 pagine alla trattazione vera e propria, che un saggio teorizzante posto in apertura «zum Probleme des Zettelstaates» susciti obiezioni e che il resto del libro consista nella riproduzione letterale di patenti e atti. Un lavoro simile avrebbe forse trovato consenso due decenni prima, ma il criterio scientifico nel frattempo più rigoroso della storia economica non lo lascia più valere. Mises rinvia ai «Finanzen Österreichs im XIX. Jahrhundert» di Beer, che, nonostante tutti i difetti, informa meglio sulla catastrofe del 1811, e classifica lo scritto di Stiassny come mero scritto d'occasione per il centenario della bancarotta.
Ludwig von Mises recensisce lo studio metodologico di Andreas Walther "Geldwert in der Geschichte" (1912), un tentativo di fondare il metodo della storia dei prezzi per le discipline storiche. Mises apprezza l'indagine come acuta e dotta nella conoscenza della letteratura e mette in rilievo che Walther si ricollega al metodo del bilancio raffinato da Wieser. Scopo della storia dei prezzi sarebbe ottenere una rappresentazione viva del valore d'uso sociale delle indicazioni storiche di prezzo, non la loro conversione in moneta odierna. Mises vede con spirito critico il tentativo di Walther di stabilire scale di stratificazione sociale e "bilanci normali": il concetto di normale sarebbe inapplicabile per lo storico, e le concessioni alla concezione dominante negli ambienti degli storici andrebbero troppo oltre. Nonostante queste obiezioni, Mises raccomanda con insistenza il lavoro alla lettura di statistici e storici.
"Der Sonnenstaat" è un dramma in cinque atti pubblicato nel 1904 dal Wiener Verlag da Julius v. Gans-Ludassy, scritto in versi sciolti. Al centro sta l'ex buffone di corte Jean Marot, che in veste di capo occulto di una rivolta costringe il debole re Leo a firmare uno "Stato del Sole" organizzato in forma comunista, con la proprietà privata abolita, il diritto di eredità soppresso, l'educazione dei figli statalizzata e il matrimonio dissolto. Nel corso degli atti successivi l'opera mostra come questo Stato coercitivo fallisca per l'economia della penuria, la burocrazia, la corruzione e il malcontento del popolo, mentre il cancelliere Reinhart lo mina come antagonista. La vicenda sfocia nella caduta di Marot, nella sua condanna per alto tradimento e nella morte sul patibolo, poco prima che la regina Regine, salita alla reggenza, ne pronunci la grazia. L'opera mette in scena in forma drammatica il conflitto tra la promessa utopica di uguaglianza e la libertà individuale.
OriginaleDeutsch
Oesterreichs Wasserwirtschaft in Vergangenheit und Zukunft
"Economic Principles" di Frank A. Fetter (The Century Co., New York 1915) è il primo volume di un'opera didattica in due tomi e sviluppa una teoria unitaria del valore della distribuzione nelle condizioni del moderno sistema dei prezzi. Valore, rendita, salario e interesse vengono trattati, come l'autore richiama riallacciandosi alla prefazione dei suoi "Principles of Economics" (1904), come diverse manifestazioni degli stessi principi generali, anziché come fenomeni separati che seguono ciascuno leggi proprie. L'impianto procede dal rapporto tra scelta, valutazione e valore, passando per scambio, prezzo e concorrenza, fino a rendita, salario, preferenza temporale e capitalizzazione, profitto d'impresa e infine ai mutamenti dinamici come popolazione, rendimenti decrescenti e rapporto tra teoria del valore e benessere sociale. L'esposizione argomenta in sei parti con 39 capitoli numerati, illustrati in gran parte sui rapporti americani dell'epoca, e si distingue espressamente dall'analisi più antica, divenuta convenzionale nei manuali universitari.
Il necrologio di Carl Menger per Eugen von Böhm-Bawerk (1851-1914), apparso nel 1915 nell'Almanacco dell'Imperiale Accademia delle Scienze di Vienna e qui ampliato con annotazioni tratte da testi di Schumpeter. La prima parte ne ripercorre il percorso di vita: gli studi a Vienna, l'abilitazione nel 1880, la cattedra a Innsbruck, le ripetute cariche di ministro austriaco delle finanze e, da ultimo, la presidenza dell'Accademia. La seconda parte rende omaggio all'opera scientifica, dallo scritto d'esordio sui diritti e i rapporti, attraverso la teoria del valore dei beni, fino all'opera principale Storia e teoria dell'interesse del capitale. Menger riassume in modo conciso la teoria positiva dell'interesse (ragioni psicologiche e tecniche della preferenza dei beni presenti rispetto a quelli futuri) e colloca la critica internazionale, talora aspra, senza per questo vederne sminuita l'importanza di Böhm-Bawerk.
Modern Economic Problems (1926) è il secondo volume del manuale di economia politica di Frank A. Fetter e tratta questioni applicate di politica economica degli Stati Uniti, mentre il primo volume espone la teoria del valore e della distribuzione. In sei parti con 35 capitoli Fetter discute moneta e prezzi (origine della moneta, teoria quantitativa, carta moneta fiduciaria e politica, gold standard), banche e assicurazioni (Federal Reserve Act, crisi, assicurazione sulla vita), dazi e imposizione fiscale, salari e lavoro (sindacati, salario minimo, assicurazione sociale, immigrazione), la politica pubblica nei confronti dell'economia privata (agricoltura, trasporti, monopolio), nonché proprietà privata e socialismo. Ogni capitolo è suddiviso in paragrafi numerati e si chiude con un elenco di letteratura; numerose tabelle e diagrammi illustrano le statistiche. L'edizione riveduta integra espressamente le conseguenze economiche della Prima guerra mondiale. Fetter scrive dalla prospettiva della "welfare economics" e si distingue dalla pura "price economics".
Il "Manual of References and Exercises in Economics" di Frank A. Fetter (volume I, The Century Co., 1916) è un quaderno di esercizi che accompagna il primo volume del suo manuale "Economic Principles". A ciascuno dei 39 capitoli del manuale assegna un apparato in due parti: una scelta commentata di letteratura (opere di riferimento, saggi di rivista e i volumi collettivi Materials, Readings e Source Book) nonché una serie di domande di esercizio e problemi di calcolo. I temi seguono l'impianto della teoria del prezzo e della distribuzione: scelta e valore, mercato e formazione dei prezzi, concorrenza e monopolio, rendita, salario, preferenza temporale e capitalizzazione, popolazione, nonché macchine e lavoro. Nella prefazione Fetter sottolinea che gli esercizi mirano meno a verificare la memoria che a esercitare l'osservazione e il pensiero chiaro, e che si è data la preferenza agli esercizi aritmetici.
Il "Manual of References and Exercises in Economics" di Frank A. Fetter (volume II, 1917) è un quaderno che accompagna il suo manuale "Modern Economic Problems". Articola la materia in 31 capitoli, dalle risorse materiali della nazione passando per moneta, banche, crisi, assicurazioni, commercio estero, dazi e imposte, fino a lavoro, popolazione, ferrovie, monopolio, proprietà pubblica e socialismo. Ogni capitolo offre un elenco commentato di letteratura con rinvii a fonti dell'epoca (Jevons, Fisher, Taussig, Phillips, il Source Book) e in seguito una serie di domande di studio e problemi di calcolo. Gli esercizi vanno da domande concettuali a calcoli di bilancio e di numeri indice, fino a casi sul vantaggio comparato. La prefazione cita come collaboratori colleghi di Princeton e Stanley E. Howard, e rinvia a elenchi di esercizi più antichi, sviluppati a partire dal 1904. Il quaderno serve allo studio individuale e al lavoro in classe, non all'esposizione coerente della teoria.
In questo scritto, apparso a Vienna nel 1918, Ludwig von Mises espone come i costi della Prima guerra mondiale vengano sostenuti dal punto di vista economico e ripartiti tra i cittadini. La sua tesi centrale: una guerra si può condurre solo con beni presenti; non è il denaro a decidere, ma i beni reali disponibili, e gli oneri li sostiene sempre la generazione presente, non quella futura. Mises distingue tre vie del finanziamento statale (confisca senza indennizzo, imposte, prestiti) e spiega perché il finanziamento mediante prestiti non costituisce un privilegio per i capitalisti né un trasferimento dell'onere sulle generazioni successive. Contro il timore di una bancarotta dello Stato egli obietta che l'Austria-Ungheria ha contratto i propri debiti di guerra all'interno e che ne sarebbero colpiti soprattutto i piccoli risparmiatori, diversamente dal caso russo da lui citato. Come grave pericolo egli indica la svalutazione della moneta per effetto dell'aumento delle banconote, dalla quale neppure obbligazioni fondiarie, ipoteche e beni immobili offrirebbero una protezione sicura, e con ciò promuove la sottoscrizione del prestito di guerra.
OriginaleDeutsch
Control of Wealth and Economic Life—Discussion, American Economic Review
In questo articolo di giornale Ludwig Mises espone come un aumento della quantità di moneta faccia salire i prezzi di tutti i beni e servizi e come nessuna misura di politica economica possa arrestare questo aumento. Il rialzo dei prezzi interni e il rialzo dei corsi della moneta estera sarebbero due facce dello stesso fenomeno: il cambio della valuta si regola sul potere d'acquisto della moneta nazionale, non sulla bilancia dei pagamenti, perché importazioni ed esportazioni dipendono in primo luogo dai prezzi. Da ciò egli deduce che né i decreti contro il rialzo dei prezzi né un ufficio statale dei cambi possono frenare la svalutazione della corona; alcuni interventi, come l'obbligo di cedere le divise, agirebbero anzi come un dazio all'esportazione. L'unico rimedio sarebbe il risanamento del bilancio statale, affinché lo Stato possa rinunciare alla stampa di banconote; in caso contrario incomberebbe, come accadde con gli assegnati francesi, il completo crollo del valore della moneta.
Ludwig von Mises recensisce nel 1918 lo studio di Walter Huth sullo sviluppo delle grandi banche tedesche e francesi in rapporto con le rispettive economie nazionali. Huth, ispirandosi alla distinzione di Adolf Weber tra banche di deposito e banche di speculazione, mette a confronto il sistema bancario tedesco e quello francese e dà la preferenza all'economia bancaria mista rispetto a quella basata sulla divisione del lavoro. Mises valuta il lavoro come diligente e ricco di materiale, ma critica due difetti: la limitazione al materiale a stampa e il carattere apologetico, che fa dello studio uno scritto di difesa del sistema tedesco. Soprattutto vi rileva la mancanza della consapevolezza che la diversità dei due tipi di banca vada spiegata meno per ragioni tecnico-bancarie che a partire dalla struttura dell'industria e del commercio. Il capitolo conclusivo sulle conseguenze della guerra mondiale lo definisce prematuro.
In questo breve necrologio Ludwig Mises rende omaggio all'industriale ed economista austriaco Richard Lieben. Al centro sta l'opera scientifica principale di Lieben, le «Untersuchungen über die Theorie des Preises» scritte insieme al cognato Rudolf Auspitz (pubblicate trent'anni or sono), che lavorano con metodo analitico e rappresentazione grafica e perciò trovarono riconoscimento solo lentamente. Mises non ascrive Auspitz e Lieben alla scuola austriaca, ma li colloca, per via del loro metodo matematico, accanto a Walras e Jevons. Inoltre mette in rilievo i minori scritti di Lieben sulle questioni monetarie, il suo impegno per una politica di moneta sana contro le dottrine inflazionistiche e i suoi contributi all'inchiesta valutaria del 1892. Il testo si chiude con il riferimento a una malattia agli occhi che negli ultimi anni impedì a Lieben il proprio lavoro.
Ludwig Mises risponde a un articolo del consigliere finanziario dott. Franz Bartsch e difende la tesi secondo cui la svalutazione della corona è causata dall'inflazione, ossia dalla moltiplicazione delle banconote, e non da una bilancia dei pagamenti sfavorevole. Secondo Mises, Bartsch sostiene la teoria della bilancia dei pagamenti; un punto di vista intermedio tra le due dottrine Mises lo contesta. Sulla base di diversi esempi tratti dal testo di Bartsch (il rischio delle importazioni, l'obbligo di esportazione imposto dalla centrale delle divise, l'importazione di formaggi e orologi), egli argomenta che le ordinanze sulle divise mancano il loro scopo e sono improntate allo spirito del mercantilismo. Respinge anche il ricorso al torchio delle banconote per approvvigionare la popolazione: l'inflazione non accresce la disponibilità di beni, ma agisce come un'imposta che ridistribuisce il reddito e il patrimonio dei residenti. Chi voglia risanare la valuta deve combattere la dottrina della bilancia dei pagamenti e porre fine all'inflazione.
In questo articolo apparso nel 1919 sul Neue Wiener Tagblatt, Ludwig Mises analizza lo squilibrio dell'imposizione diretta tra città e campagna nell'Austria del dopoguerra. La sua tesi centrale: la proprietà fondiaria rurale contribuisce di fatto sempre meno, a causa di aliquote fisse sui redditi erose dal deprezzamento monetario, mentre la popolazione cittadina e artigianale viene spremuta attraverso la tassazione di profitti di guerra apparenti, dovuti all'inflazione. Mises mostra come la contabilità, in presenza di un valore monetario decrescente, registri come utile semplici variazioni dell'espressione monetaria, e critica il prelievo in natura come un regresso sul piano della tecnica finanziaria. Egli chiede di assoggettare a imposizione la rendita fondiaria, unica ricchezza naturale del paese, e di incamerare la tassazione forestale seguendo il principio di determinatezza. Il testo unisce la diagnosi di politica fiscale con un'argomentazione di teoria monetaria.
In questo breve articolo di politica economica Ludwig Mises perora la reintroduzione di un regolare commercio di borsa a termine e a pronti in valute e divise nonché l'abolizione della centrale dei cambi di Vienna. Il punto di partenza è il progressivo deprezzamento della corona: gli importatori, che acquistano merci a credito dall'estero e le vendono all'interno in corone, sopportano un rischio di cambio appena tollerabile, e in assenza di un mercato a termine funzionante manca loro la possibilità di coprirsi. Mises sostiene che le restrizioni valutarie esistenti producono l'opposto del loro scopo e vengono mantenute solo come parte del sistema dell'economia di guerra e di transizione. Egli sottolinea la cresciuta importanza di Vienna come piazza commerciale tra Oriente e Occidente e conclude osservando che tutte le misure restano prive di effetto finché l'inflazione viene proseguita con sempre nuove banconote.
Nel 1919 Ludwig Mises esamina come il sistema monetario dell'Austria tedesca debba essere collegato a quello del Reich tedesco, qualora l'annessione politica si realizzasse. La sua tesi centrale: l'annessione politica comporta necessariamente quella monetaria, perché una corona autonoma non può essere mantenuta accanto a una politica comune. Mises ripercorre dapprima la storia della valuta austriaca (Unione monetaria di Vienna del 1857, regolamentazione del cambio del 1892, inflazione bellica) e sviluppa poi due vie verso l'unificazione: la semplice adozione della valuta del marco tramite una banca di emissione austro-tedesca propria, oppure la piena integrazione nella Reichsbank tedesca; il modello di due banche in cartello viene da lui respinto. Ampio spazio è dedicato alla condizione preliminare di finanza pubblica (il Reich assume una parte del debito di guerra austriaco) e alla fissazione del rapporto di conversione tra corona e marco, che dovrebbe basarsi sul potere d'acquisto e non sulla parità prebellica. Mises conclude che la comunità monetaria funziona soltanto se entrambi gli Stati rinunciano a ogni ulteriore inflazione.
Ludwig Mises reagisce a una notizia da Copenaghen, secondo cui il governo sovietico avrebbe abolito la moneta sostituendola con buoni di pagamento a termine emessi dagli uffici statali di distribuzione delle merci. Egli interpreta la misura come un ulteriore tentativo, imposto dalla forza delle circostanze, di fronteggiare la svalutazione galoppante del rublo, e traccia parallelismi con gli assegnati della Rivoluzione francese e con la moneta continentale degli Stati Uniti. Nel merito sostiene che in una comunità puramente socialista, in cui i mezzi di produzione, in quanto res extra commercium, non hanno alcun prezzo monetario, non è possibile alcun calcolo economico: senza calcolo economico non c'è attività economica, e né la statistica né il calcolo in natura né il calcolo in ore di lavoro possono colmare questa lacuna. Il testo rimanda a Stourm come storico della politica finanziaria rivoluzionaria e alla richiesta di Lenin di una contabilità di tipo borghese, e definisce la questione del calcolo come il problema principale e fondamentale del socialismo.
In occasione dell'ottantesimo compleanno di Carl Menger, Ludwig von Mises ne celebra l'opera e l'influsso sull'economia politica. Egli ripercorre come la scienza, verso la metà del diciannovesimo secolo, si trovasse a un punto morto e come intorno al 1871 Menger in Austria, Jevons in Inghilterra e Léon Walras in Svizzera fondassero, indipendentemente l'uno dall'altro, la teoria del valore sul valore d'uso soggettivo dei beni. I "Grundsätze der Volkswirtschaftslehre" di Menger vengono descritti come il libro che rivoluzionò la disciplina e su cui si basa tutto il lavoro successivo. Il testo rimanda alle "Untersuchungen über die Methode der Sozialwissenschaften" del 1883, ai contributi di Menger al problema valutario e a Wieser e Böhm-Bawerk come gli altri principali esponenti della Scuola austriaca. In conclusione Mises attribuisce all'opera della vita di Menger un rango imperituro nella storia delle scienze sociali.
Mises commenta il drammatico crollo delle valute dell'Europa centrale alla fine di gennaio del 1920 e riconduce i tracolli dei corsi di corona, marco e corona ceca esclusivamente alla prosecuzione della politica inflazionistica degli Stati partecipanti alla guerra. Richiamando la moneta continentale nordamericana del 1781 e gli assegnati francesi del 1796, egli avverte che, a politica invariata, il crollo delle valute fino al punto zero diverrà inevitabile, con conseguenze incomparabilmente più gravi di allora, perché l'Europa centrale è industrializzata. Il forte arretramento del marco lo spiega con le dottrine inflazionistiche di Knapp e Bendixen nonché con la proposta di Bendixen di riscattare i prestiti di guerra tedeschi mediante cento miliardi di nuove banconote, mentre le leggi tributarie di Erzberger paralizzavano nel contempo l'industria tedesca. Egli collega la questione valutaria al pericolo di un rovesciamento bolscevico e chiede una revisione dei Trattati di Versailles e di Saint-Germain. Per l'Austria tedesca trae la conclusione che solo l'arresto immediato dell'inflazione possa ancora scongiurare la bancarotta dello Stato.
In questo testo fondamentale della disputa sul socialismo Mises sviluppa la dimostrazione che in una comunità socialista un'economia razionale è impossibile, perché con la scomparsa della proprietà privata dei mezzi di produzione scompaiono anche i loro prezzi di mercato. Senza prezzi monetari per i beni produttivi manca il denominatore comune su cui si regge il calcolo economico; né il calcolo in natura né la teoria marxista del valore-lavoro possono assolvere questo compito, poiché il primo fallisce di fronte ai beni di ordine superiore e la seconda non coglie né la diversa qualità del lavoro né il consumo di fattori materiali di produzione. In cinque sezioni Mises tratta la distribuzione dei beni di consumo, la natura del calcolo economico, la sua impossibilità nell'economia collettiva, il problema della responsabilità e dell'iniziativa nell'impresa statalizzata, nonché un confronto con gli scritti di Otto Bauer e di Lenin, ai quali, secondo la sua analisi, il vero problema del calcolo non è affatto giunto alla coscienza. Il saggio, apparso nel 1920 sull'Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik, divenne la scintilla iniziale del dibattito sul calcolo socialista e vale ancora oggi come la più tagliente confutazione teorica dell'economia pianificata.
In questo saggio apparso nel 1921 sulla «Neue Freie Presse», Ludwig Mises esamina i diritti dei detentori delle banconote della Banca austro-ungarica nel corso della sua liquidazione dopo il Trattato di Saint-Germain. La sua tesi centrale: le banconote di guerra erano sostanzialmente banconote di Stato, emesse solo formalmente dalla banca, sicché ai detentori non spetta alcun diritto al di là del cambio nel nuovo mezzo legale di pagamento al rispettivo valore di corso. Un compenso superiore a questo sarebbe un dono insperato proprio a coloro che hanno tratto profitto dalla svalutazione monetaria, e non raggiungerebbe chi è stato danneggiato dal crollo del corso. Mises critica in particolare il punto 9 dell'articolo 206, che concede agli Stati successori presentatori un eguale diritto sull'intero attivo della banca, definendolo una gratifica supplementare priva di fondamento sotto il profilo della teoria monetaria, che inoltre lede i diritti degli altri creditori e degli azionisti.
In questo breve saggio di politica economica Ludwig Mises si oppone al progetto di un'imposta viennese sui beni di lusso elaborato dal Magistrato di Vienna. La sua tesi centrale: una simile imposta colpirebbe soprattutto l'industria viennese del lusso e dei prodotti finiti, le cui vendite avvengono in gran parte tramite il commercio al dettaglio a stranieri che soggiornano temporaneamente a Vienna. A differenza di una normale imposta sui consumi, l'onere non potrebbe essere traslato su questi acquirenti stranieri, poiché essi potrebbero semplicemente rivolgere i loro ordini alla concorrenza all'estero. Mises rimanda alla legge tedesca sull'imposta sul fatturato del 24 dicembre 1919, che esenta le esportazioni, e all'imposta cecoslovacca sul lusso, che egli interpreta come misura economica di lotta contro Vienna in quanto città commerciale. Poiché un'esenzione fiscale per gli acquirenti stranieri non sarebbe praticamente realizzabile, l'intera idea dell'imposta si rivela inattuabile per Vienna e mette in pericolo imprenditori, impiegati e operai del settore del lusso.
In questo breve saggio dell'epoca dell'inflazione austriaca Ludwig von Mises delinea un programma di politica economica per la stabilizzazione della corona e dell'economia viennese. La sua tesi di fondo: le premesse oggettive per una fioritura dell'Austria sono date, ma la politica errata consuma il patrimonio dei precedenti decenni di libera economia. Il progressivo deprezzamento della corona lo riconduce all'inflazione delle banconote, arrestabile solo eliminando il deficit dello Stato, soprattutto mediante la privatizzazione delle imprese pubbliche e la riduzione del programma alimentare. In quindici punti numerati egli chiede la stabilizzazione del valore della moneta anziché l'abbassamento dei prezzi, la liberalizzazione del commercio di valute, l'abolizione di tutti i divieti d'importazione e degli ostacoli al traffico nonché il libero scambio e agevolazioni fiscali per i nuovi impianti industriali. Mises rivolge il programma a un politico che gliene aveva fatto richiesta, e conclude con scetticismo che ben poche forze politiche siano disposte ad attuarlo, sperando tuttavia che il ragionevole finisca per affermarsi.
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Prolegomena zu einer Theorie der oekonomischen Daten
Mises argomenta contro la diffusa richiesta di alleviare con un'ulteriore emissione di banconote la situazione percepita come scarsità di moneta. La scarsità di moneta, intesa come rialzo del tasso d'interesse a breve termine, non si lascerebbe eliminare con un aumento della quantità di moneta: una maggiore quantità di moneta fa salire soltanto prezzi e salari, ma non abbassa l'interesse. Al contrario, la svalutazione attesa della moneta spinge in alto i tassi, perché i creditori richiedono un premio per il potere d'acquisto. La mancanza di banconote nel traffico quotidiano Mises la interpreta come fenomeno di un'inflazione molto avanzata, in cui acquisti dettati dal panico anticipano una svalutazione futura. Come unico mezzo egli indica l'arresto della stampa di banconote; ogni ulteriore espansione della circolazione aggrava lo squilibrio e rischia di provocare il crollo del sistema monetario.
Ludwig von Mises recensisce la terza edizione di Eastern Exchange, Currency and Finance di William F. Spalding (Londra 1920) e raccomanda l'opera al pubblico tedesco. Lo spunto, secondo Mises, è un diffuso fraintendimento del gold exchange standard nella letteratura monetaria tedesca: egli si oppone a Georg Friedrich Knapp e ai suoi allievi, che interpretavano erroneamente la politica austro-ungarica della valuta a nucleo aureo e trascuravano il fatto che essa corrisponde alla politica del gold exchange standard seguita nell'India britannica, la quale si ricollega ai Proposals for an Economical and Secure Currency (1816) di Ricardo. L'esposizione di Spalding delle condizioni valutarie di India, Cina, Giappone e di altre regioni asiatiche è secondo Mises particolarmente preziosa per il periodo bellico e postbellico, di difficile accesso. Oltre al sistema monetario, il libro tratta secondo Mises anche l'organizzazione del commercio e il sistema doganale, e si presta così come manuale tanto per gli economisti quanto per il commerciante pratico.
In questa pagina commemorativa Ludwig Mises ripercorre la commissione austriaca d'inchiesta sulla valuta, che si riunì nel marzo del 1892 a Vienna sotto il ministro delle finanze Steinbach e il capo sezione Böhm-Bawerk. Egli illustra il problema di allora: non un progressivo deprezzamento della moneta, bensì un aumento del valore della moneta spingeva alla regolazione valutaria, che portò all'Austria-Ungheria una valuta a nucleo aureo (gold exchange standard) orientata alle idee di Ricardo. Mises contrappone la situazione del 1892 al presente, in cui occorre dapprima coprire il deficit di bilancio senza la stampa di banconote, prima che il problema valutario sia risolvibile. Egli riferisce il dibattito tra fiorino leggero e fiorino pesante e la perorazione di Benedikt a favore del corso del momento. Come insegnamento centrale fissa che a mettere in pericolo la stabilità del valore della moneta non è la sfavorevole bilancia dei pagamenti, bensì unicamente l'inflazione.
Breve recensione di Ludwig Mises allo studio di Hugo C. M. Wendel "The Evolution of Industrial Freedom in Prussia, 1840-1849" (New York University Press, 1921). Mises caratterizza il lavoro come una sintetica panoramica, basata su materiale a stampa, di quella fase della storia industriale prussiana che si concluse con la vittoria delle idee corporative nell'ordinanza d'urgenza del 9 febbraio 1849. Egli ne ordina il valore secondo gruppi di lettori: al lettore tedesco offre ben poco di nuovo, a quello americano invece uno sguardo nel mondo a lui estraneo della politica artigianale dei ceti medi. Come punto debole indica che i fondamenti di storia delle idee dell'ordinamento economico medievale restano trascurati. La recensione si chiude con il luogo (Vienna) e l'indicazione dell'autore, e tratta così la libertà d'impresa, il sistema corporativo e la politica dei ceti medi nella Prussia del Vormärz.
In questo saggio completato nel 1923 Ludwig Mises esamina il lato teorico-monetario della stabilizzazione valutaria, prendendo le mosse dall'iperinflazione nel Reich tedesco e in Austria dopo la Prima guerra mondiale. La tesi centrale: il progressivo deprezzamento della moneta non è mai un risultato inevitabile della situazione economica, bensì sempre conseguenza di una politica inflazionistica, ossia della copertura delle spese statali mediante l'emissione di banconote. Mises descrive il possibile crollo di una valuta cartacea, esige come prima condizione di riforma l'arresto della stampa di banconote e il ritorno all'oro, e argomenta contro la teoria della bilancia dei pagamenti nonché contro l'idea che il controllo delle divise possa fermare il declino. Egli tratta l'argomento dell'inflazionismo condizionato, i pagamenti delle riparazioni del Trattato di Versailles, e delinea i tratti fondamentali di un nuovo ordinamento monetario ancorato all'oro. A sostegno richiama casi storici, la continental currency americana (1781) e i mandats territoriaux francesi (1796). In conclusione interpreta l'inflazionismo come un problema ideologico, connesso allo statalismo e al socialismo.
OriginaleDeutsch
Die ökonomischen Kategorien und die Organisation der Wirtschaft
Ludwig Mises recensisce 'Der Nationalismus Westeuropas' di Waldemar Mitscherlich (Lipsia 1920). Al centro sta la distinzione tra nazionalità, cioè il fatto della diversità nazionale degli uomini, e nazionalismo, cioè l'efficacia di determinate ideologie che attribuiscono a tale diversità un significato per il comportamento sociale. Mises sostiene che la trascuratezza di questa distinzione abbia portato a cercare il criterio della nazione altrove che nella comunità linguistica, e rimanda ad Arndt, Jakob Grimm e Wilhelm Scherer. Apprezza l'opera di Mitscherlich come un tentativo soprattutto di orientamento storico di spiegare geneticamente la formazione del nazionalismo dell'Europa occidentale, ma critica la trascuratezza del problema economico, in particolare del legame tra nazionalismo e protezionismo, e l'ideale che ne consegue di un'economia di unione autarchica.
OriginaleDeutsch
Neue Beiträge zum Problem der sozialistischen Wirtschaftsrechnung
In questo breve articolo di giornale Ludwig Mises recensisce il libro «Der Selbstmord eines Volkes, Wirtschaft in Österreich» (Il suicidio di un popolo: l'economia in Austria) di Siegfried Strakosch e lo prende a spunto per una propria diagnosi della situazione economica austriaca. La sua tesi centrale: il male di fondo è il dominio di fatto delle idee socialiste e della socialdemocrazia, che impedisce il risanamento del bilancio statale finché non vengano dismesse le imprese statali e non venga toccata la giornata lavorativa di otto ore. Mises sostiene che la politica finanziaria socialista equivale al consumo e alla distruzione del capitale produttivo, e traccia un parallelo storico con la politica finanziaria dei giacobini, che descrive, attraverso una più ampia citazione di Stourm, come pura spoliazione del presente a spese del futuro. Il testo si chiude con l'esortazione di Strakosch a un'inversione di rotta completa.
In questo breve saggio Ludwig Mises rende omaggio all'efficacia politica di Wilhelm Rosenberg, economista e giurista, la cui importanza Mises vede nel suo impegno a favore di un programma austriaco di auto-aiuto dopo il crollo della monarchia asburgica. Mises descrive la condizione dello Stato, ritenuto dopo Saint-Germain non vitale, che riponeva la sua speranza unicamente nell'annessione vietata alla Germania e nei crediti esteri, mentre le riforme di politica interna restavano disattese. Davanti all'incombente crollo valutario nell'autunno del 1921, Rosenberg, allievo di Carl Menger e avversario dell'inflazionismo, intervenne come privato cittadino accanto al ministro delle Finanze Gürtler. Il suo programma esigeva l'eliminazione dei sussidi alimentari, la fine della stampa di banconote e l'eliminazione del disavanzo di bilancio, prima che i crediti potessero avere senso. Mises contrappone questo successo all'accoglienza ostile presso i contemporanei 'avversari del risanamento' e si chiude con un necrologio personale di Rosenberg come guida della ricostruzione economica.
In questo necrologio per il decimo anniversario della morte, Ludwig Mises rende omaggio a Eugen von Böhm-Bawerk come studioso, docente e uomo di Stato. Egli ne ripercorre il cammino scientifico: dal primo saggio sull'interesse del capitale del 1876, attraverso i lavori preparatori degli anni Ottanta dell'Ottocento, fino alla «Positive Theorie des Kapitals» (Teoria positiva del capitale) del 1889, opera fondamentale della teoria dell'interesse. Mises sottolinea il riconoscimento internazionale della dottrina di Böhm-Bawerk e la comprensione a lungo mancata nel Reich tedesco verso la «scuola austriaca». Occasione del testo è una raccolta degli scritti minori di Böhm-Bawerk curata da Franz X. Weiß (1924). Mises cita ampiamente le tarde affermazioni di Böhm sulla bilancia commerciale passiva e sulla parsimonia dei bilanci pubblici, che legge come una diagnosi lungimirante delle finanze statali austriache.
La conferenza difende la valuta aurea contro le proposte di sostituirla con un sistema monetario diretto dallo Stato o basato su numeri indice. Mises considera la politica inflazionistica e quella deflazionistica degli anni del dopoguerra confutate sul piano pratico come su quello teorico, e individua il vantaggio decisivo dell'oro nel fatto che il movimento del suo valore resta indipendente dagli interventi dei governi. Il nucleo dell'argomentazione è la critica al sistema dei numeri indice: la selezione e la ponderazione delle merci, la scelta del valore medio e il continuo spostamento del consumo renderebbero impossibile una misurazione esatta del valore della moneta. Su questa base egli discute poi la valuta a riserva aurea con copertura in divise nonché i piani di Keynes e di Irving Fisher, e li respinge entrambi. La conclusione: la scelta è soltanto tra valuta aurea e valuta manipolata, e l'oro, pur non essendo una soluzione ideale, è nelle circostanze date la migliore possibile, la cui reintroduzione richiede accordi internazionali.
Ludwig Mises recensisce la sesta edizione dell'opera di riferimento di Karl Helfferich "Das Geld" (apparsa per la prima volta nel 1903). Mises apprezza Helfferich come successore di Ludwig Bamberger nella teoria monetaria e nella politica valutaria, colui che avrebbe difeso la valuta aurea tedesca contro bimetallisti e inflazionisti. Egli colloca la rottura decisiva già tra la prima e la seconda edizione: Helfferich sarebbe caduto sotto l'influsso della teoria statale della moneta di Georg Friedrich Knapp e avrebbe cercato di conciliare Bamberger e Knapp in un eclettismo che per Mises è insostenibile. Come secondo difetto egli indica la completa omissione della letteratura di teoria monetaria, sia estera sia tedesca. Il valore duraturo del libro Mises lo vede nelle sue esposizioni di storia monetaria e di statistica, mentre sul piano teorico esso non soddisfa.
In questa conferenza del 1924 Ludwig Mises tratta la questione se la valuta aurea debba essere mantenuta come fondamento del sistema monetario internazionale o sostituita da un sistema di moneta cartacea diretto dallo Stato. Dopo una resa dei conti con la politica di inflazione e di deflazione degli anni del dopoguerra, egli difende l'oro come protezione contro gli interventi dei governi nella determinazione del valore della moneta. Il nucleo è costituito da una critica della valuta basata sul numero indice: Mises mostra, attraverso difficoltà pratiche e di principio nel calcolo dell'indice dei prezzi (scelta dei beni, ponderazione, scelta del valore medio), che nessun indice può misurare in modo univoco il valore della moneta. Egli si confronta con i progetti di riforma di Keynes e Irving Fisher e con la valuta a riserva aurea, in cui la riserva è tenuta in divise auree anziché in oro effettivo. La sua conclusione: la valuta aurea non è ideale, ma nelle condizioni date è la migliore possibile, perché l'alternativa significa continui scontri di interessi attorno al valore della moneta.
Ludwig Mises recensisce lo scritto d'occasione di Gustav Seibt 'Deutschlands kranke Wirtschaft und ihre Wiederherstellung' (Bonn 1923), che il professore di statistica di Bonn aveva presentato per il 1° dicembre 1922. Mises apprezza che lo scritto si opponga con decisione alle correnti dottrine errate della politica economica contemporanea: Seibt si basa su esposizioni di teoria monetaria, sviluppa la teoria quantitativa e respinge la teoria della bilancia dei pagamenti dei tassi di cambio, per fondarvi la critica alle concezioni dominanti su svendita, consumo di capitale, sottoproduzione, tutela degli inquilini, politica fiscale e riparazioni. Il programma di riforma culmina nelle richieste 'arresto della stampa di banconote' e 'ritorno alla libera economia'. Mises rileva che l'avvertimento di Seibt sul crollo del sistema monetario tedesco si è avverato, ma che egli non è stato ascoltato più di altri ammonitori, e raccomanda lo scritto come introduzione chiara e generalmente comprensibile ai problemi teorici della politica economica tedesca.
In questo volume del 1929 Ludwig von Mises riunisce cinque saggi sulla politica economica e sull'ideologia economica del presente, integrati dal saggio «Verstaatlichung des Kredits?» (Statalizzazione del credito?). La tesi guida: tra un ordinamento fondato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e uno fondato sulla proprietà collettiva non esiste alcuna terza forma durevolmente sostenibile. L'interventismo, che vuole soltanto regolare la proprietà privata mediante interventi dell'autorità invece di abolirla, sarebbe contraddittorio in sé: interventi isolati come i calmieri sui prezzi o i salari minimi mancano il loro scopo e costringono lo Stato passo dopo passo alla piena socializzazione. Mises argomenta sul piano dell'economia politica e si confronta criticamente con il socialismo della cattedra, con la scuola storica (Schmoller, Brentano, Herkner), con J. M. Clark e con il rapporto di Sombart con il marxismo. Il saggio in appendice esamina la proposta di Deumer di un monopolio statale del credito e le sue conseguenze burocratiche.
Ludwig Mises fornisce una prefazione alla monografia di Fritz Machlup sul gold exchange standard e ne delinea al contempo l'oggetto. Egli ricostruisce come, dalla riforma monetaria tedesca del 1871-1873 fino alla riforma valutaria indiana degli anni Novanta dell'Ottocento, si sia formata una valuta aurea senza effettiva circolazione dell'oro, la cui origine concettuale risale allo scritto di Ricardo del 1816. Mises descrive i vantaggi di questo ordinamento (minore fabbisogno di oro, riserve in divise fruttifere) e il suo punto critico: non tutti i paesi possono tenere contemporaneamente la propria riserva in divise auree. Egli colloca la questione nel dibattito del dopoguerra, prende le distanze dalle proposte di Irving Fisher e di Keynes e apprezza l'esposizione di Machlup, sia di storia delle dottrine sia sistematica, comprensiva della prima traduzione tedesca del piano valutario di Ricardo in appendice.
In questo saggio della serie «Der Volkswirt» Ludwig Mises difende la valuta aurea contro le proposte coeve di un ordinamento monetario diretto dallo Stato. Il suo argomento centrale: il pregio dell'oro non risiede in un presunto valore «in sé», bensì nel fatto che l'aumento e la diminuzione della quantità di oro sono sottratti agli influssi politici e sottostanno alla legge della redditività dell'attività estrattiva. Contro i piani di una valuta basata su numeri indice, sostenuti da Keynes, Josiah Stamp e Irving Fisher, egli muove due obiezioni: le variazioni del potere d'acquisto non si lasciano misurare in modo univoco, e l'effetto di una variazione della quantità di moneta sui prezzi non è proporzionale né prevedibile. Una moneta legata a un indice farebbe della determinazione del valore monetario l'oggetto di lotte politiche. Mises riconduce l'aumento dei prezzi dei decenni precedenti meno alla produzione di oro che alla deliberata moltiplicazione dei mezzi fiduciari privi di copertura.
Il verbale stenografico raccoglie gli interventi di Ludwig von Mises al congresso di Stoccarda del Verein für Sozialpolitik (1924) sul lato teorico ed economico-tecnico del problema valutario. Mises oppone alla concezione scettica secondo cui la teoria resterebbe priva di conseguenze l'argomento che furono proprio la teoria statale della moneta e il rifiuto della teoria quantitativa a rendere possibile la politica inflazionistica degli anni di guerra e del dopoguerra. Egli interpreta la stabilizzazione come passaggio alla valuta a nucleo aureo, ossia in dollari, respinge il timore di un'inflazione importata attraverso afflussi di prestiti e ammonisce a non minare l'effettiva convertibilità delle banconote con artifici di tecnica bancaria o con ordinanze sui cambi. Sul piano della storia del pensiero economico osserva che l'avversione alla teoria quantitativa non è di origine tedesca, bensì fu importata in Germania insieme alla teoria del Banking. Nelle repliche si confronta con Bortkiewicz, Spitzmüller e Bernhard e descrive il proprio influsso sulla politica valutaria austriaca come limitato al lavoro letterario e alle conferenze.
Entwicklung der Reklame vom Altertum bis zur Gegenwart. Erfolgreiche Mittel der Geschaefts-Personen und Ideenreklame aus allen Zeiten und Laendern [mit Erwin Paneth]
Ludwig Mises recensisce la raccolta in più volumi «Papers relating to Political Economy», in cui F. Y. Edgeworth presenta per la prima volta in forma unitaria i suoi saggi e le sue recensioni, apparsi nel corso di decenni in modo sparso sull'Economic Journal. Mises colloca Edgeworth tra i principali economisti politici inglesi a cavallo del secolo e illustra la struttura dei tre volumi: valore e distribuzione, teoria del monopolio e della moneta, commercio internazionale, imposizione fiscale, economia politica matematica e recensioni di libri. Al centro sta la valutazione prudente di Edgeworth circa il metodo matematico, che Mises condivide espressamente e documenta con due citazioni originali in inglese. Egli rileva che una parte considerevole dei lavori, al momento della pubblicazione, portava elementi nuovi, ma è oggi superata, e apprezza Edgeworth soprattutto come mente critica, più incline a individuare i problemi che a risolverli.
La prefazione di Ludwig von Mises (Vienna, 5 gennaio 1926) introduce la critica di Siegfried Strakosch al nuovo programma agrario della socialdemocrazia austriaca. Mises interpreta questo programma come un tentativo di trasformare gran parte dell'agricoltura e della silvicoltura in un'attività in perdita: esproprio e statalizzazione della grande proprietà terriera e dei boschi, benché le imprese federali, secondo la sua esposizione, operino sistematicamente in deficit. Egli sostiene che il programma promette all'elettorato rurale spese a carico dei fondi pubblici senza indicarne il finanziamento, e mira unicamente al guadagno di voti. Strakosch, presentato da Mises come agricoltore di successo nonché come naturalista e scrittore di economia politica, esamina il programma nei dettagli. Mises auspica che la sua esposizione fattuale apra gli occhi ai lettori sul pericolo di una sua attuazione.
Rezension zu: Rüdiger von der Goltz, Die Theorie der Wechselkurse in Deutschland während der Jahre 1914 bis 1922 verglichen mit Goschens Theorie von 1854
Riproduzione di una conferenza tenuta da Ludwig von Mises il 17 dicembre 1926 davanti all'Associazione centrale dell'industria austriaca. Mises sostiene che l'Europa non deve attendersi dagli Stati Uniti la soluzione dei suoi problemi del dopoguerra, né sul piano politico né su quello della politica economica. Egli ricostruisce la trasformazione degli USA da importatori di capitale a maggiore creditore mondiale dopo la guerra mondiale, documentandola con i dati della bilancia dei pagamenti e della bilancia commerciale americana per gli anni 1925 e 1926. La contraddizione interna la individua nella protezione doganale elevata: in quanto paese creditore, gli USA potrebbero incassare gli interessi dei loro debitori soltanto attraverso le importazioni di merci, mentre la politica doganale tiene lontane proprio quelle importazioni. Mises conclude che gli USA possono sì fornire capitale, ma non i fondamenti politici e ideologici della ricostruzione: questi devono partire dall'Europa stessa.
Ludwig von Mises recensisce la prima parte, inglese-tedesca, del «Volkswirtschaftliches Wörterbuch» di Hereward T. Price (Springer, 1926). Egli accoglie con favore il progetto come risposta a un bisogno avvertito da tempo, ma ne critica aspramente l'esecuzione. Vengono lamentate sia lacune (ad esempio Behaviorism, Institutionalism, Birmingham Currency School) sia termini quotidiani superflui e soprattutto spiegazioni imprecise o errate di espressioni tecniche. Con esempi come hoard, acquisitive society, Banking Principle, residual claimant e invisible imports, Mises mostra come le voci avrebbero dovuto essere formulate in modo più preciso, e rinvia alla letteratura pertinente e alla propria traduzione in «Die Gemeinwirtschaft». Nonostante le obiezioni, ritiene il libro già nella forma presente un sussidio utile e si attende miglioramenti nelle edizioni future.
Ludwig von Mises recensisce lo scritto di John Maynard Keynes "Das Ende des Laissez-Faire", tenuto nel 1926 come conferenza a Berlino. Keynes critica liberalismo e capitalismo, respinge la libera proprietà privata dei mezzi di produzione, ma al tempo stesso rifiuta il socialismo e raccomanda come via di mezzo una proprietà privata regolata dal controllo sociale, esercitata da corporazioni semiautonome nell'ambito dello Stato. Mises ritiene che questa proposta non abbia nulla di nuovo, ma sia il programma da tempo corrente della scienza ufficiale. La sua obiezione principale è rivolta al titolo: Keynes parlerebbe soltanto del "laissez faire", ma tacerebbe il "laissez passer", cioè la libera circolazione di uomini e merci. Proprio perché il mondo da decenni non è più governato secondo questa massima, Mises vede guerra, miseria di massa e dittatura come conseguenze dell'antiliberalismo dominante, non del liberalismo.
Ludwig von Mises recensisce le "Neue Briefe über Grundrente, Rentenprinzip und soziale Frage an Schumacher" di Carl Rodbertus-Jagetzow (Karlsruhe 1926, editore G. Braun), curate da Robert Michels ed Ernst Ackermann, primo volume della "Bibliothek der Soziologie und Politik". Le lettere, raccolte da Theophil Kozak, trattano secondo Mises il sistema del credito agricolo, il principio della rendita nonché la questione sociale e altri temi politici ed economici; sono tramandate solo le lettere di Rodbertus, non quelle di Schumacher. Mises mette in evidenza l'appendice di circa 150 pagine con documenti probatori in parte inediti e soprattutto l'introduzione di Michels ("Rodbertus und sein Kreis"), che sostituirebbe l'opera più antica di Dietzel su Rodbertus. Egli valuta l'edizione come un contributo interessante sia alle dottrine di Rodbertus sia alla storia tedesca successiva alla fondazione dell'Impero.
Ludwig von Mises recensisce lo scritto di Eduard Heimann "Die sittliche Idee des Klassenkampfes und die Entartung des Kapitalismus" (editore J. H. W. Dietz Nachf., collana "Schriften zur Zeit", 1926). Mises distingue due parti del libro: nella prima Heimann fonda, da una prospettiva di matrice marxista e religiosa, la lotta di classe come valore morale, cosa che Mises critica come argomentazione utilitaristica e difficilmente conciliabile con il Vangelo. La seconda parte, che respinge il capitalismo per via di inflazione, dazi e cartelli, Mises la prende sul serio come economicamente rilevante. Egli contesta l'attribuzione di colpa che Heimann muove agli imprenditori e interpreta invece le disfunzioni lamentate come conseguenze necessarie di una politica interventista sostenuta da tutti i ceti. La recensione colloca così la diagnosi di Heimann nel quadro della tradizione del socialismo della cattedra e del protezionismo, che Mises respinge.
In questo breve testo programmatico Ludwig von Mises colloca la teoria monetaria nello sviluppo dell'economia politica teorica. Egli divide la storia di quest'ultima in un periodo classico e oggettivistico (Hume, Smith, Ricardo, Malthus, Say) e nell'indirizzo soggettivistico operante a partire all'incirca dal 1870 (Gossen, Menger, Walras, Jevons). La sua tesi centrale: la scuola soggettivistica avrebbe a lungo non applicato la propria teoria del valore alla moneta, ma avrebbe recuperato questo ritardo nei due decenni precedenti la stesura, spiegando, al di là della mera teoria quantitativa della moneta, la formazione del valore monetario originario con il principio dell'utilità marginale. A ciò egli collega la teoria bancaria sulla scia di Wicksell e la teoria del ciclo economico. Mises sottolinea la continuità con la dottrina classica, rimanda alla sua "Theorie des Geldes und der Umlaufsmittel" e all'importanza dell'idea che il calcolo economico è possibile solo come calcolo monetario.
Ludwig von Mises descrive nel 1928 lo stato della valuta e delle finanze pubbliche della Repubblica d'Austria. Il punto di partenza è il risanamento avviato nel 1922 dal cancelliere Seipel: rinuncia alla stampa di banconote, pareggio del bilancio statale e fissazione del valore aureo della corona, in contrapposizione alla politica inflazionistica degli anni del dopoguerra sotto Renner. Mises illustra la stabilizzazione riuscita, l'introduzione di scellino e Groschen nel 1924 e la politica di emissione della Banca nazionale austriaca, vincolata alla legge bancaria. Sulla base del progetto di bilancio federale del 1928 egli analizza il gettito fiscale, i monopoli e le imprese pubbliche in deficit, soprattutto ferrovie federali, poste e foreste. Il maggiore bisogno di riforma lo individua nelle costose amministrazioni provinciali e comunali e nella politica di socialismo municipale di Vienna. La sua conclusione: la stabilizzazione è riuscita, il compito futuro è di politica della produzione, soprattutto la riduzione delle imposte dirette.
OriginaleDeutsch
Zur Geschichte und Beurteilung der exakten Denkformen in den Sozialwissenschaften
Il volume raccoglie sei trattazioni di politica economica di Ludwig von Mises, apparse nel 1929 col titolo "Kritik des Interventionismus" presso Gustav Fischer; la nuova edizione del 1976 aggiunge un'introduzione di F. A. Hayek e il saggio "Verstaatlichung des Kredits?". Mises sostiene che tra proprietà privata e proprietà collettiva dei mezzi di produzione non esiste una terza via duratura: l'intervento statale isolato su prezzi, salari e produzione manca sempre l'obiettivo perseguito dai suoi autori e spinge coerentemente o all'abolizione degli interventi o al socialismo. I testi si confrontano criticamente con la Scuola storica tedesca, con il socialismo della cattedra (Schmoller, Brentano), con la teoria salariale dei sindacati, con Sombart nonché con la tesi dell'"economia vincolata" di Schmalenbach. I brani conclusivi trattano la teoria dei calmieri e la statalizzazione del credito.
Ludwig von Mises recensisce il primo volume del «Handbuch des Genossenschaftswesens» (1928) di Ernst Grünfeld, dedicato alle questioni economiche e sociologiche. Mises rileva che le aspettative di politica economica un tempo riposte nelle cooperative di consumo, di produzione e agricole, di superare il capitalismo, non si sono realizzate, ma che alla cooperativa come forma d'impresa è andato spettando un duraturo campo di attività. Al centro della sua recensione sta la sezione sociologica (pagine da 42 a 49): Mises lamenta che Grünfeld ometta il ruolo delle cooperative al servizio di idee politiche, religiose, culturali e nazionali, sebbene proprio questa funzione extraeconomica faccia del movimento cooperativo un fenomeno unitario. Nel complesso apprezza l'opera come prestazione eccellente.
In questo articolo di giornale del 1929 Ludwig Mises offre una sintetica panoramica dell'opera della Scuola austriaca di economia fondata da Carl Menger, redatta in occasione dell'inaugurazione del monumento a Menger presso l'Università di Vienna. Mises ripercorre il cammino dai classici (Hume, Smith, Ricardo), attraverso il Methodenstreit contro la Scuola storica tedesca, fino alla soluzione da parte di Menger dell'antinomia del valore mediante la teoria dell'utilità marginale. Egli illustra la teoria soggettiva del valore, l'imputazione dei prezzi dei beni di ordine superiore alla valutazione dei consumatori e nomina compagni di strada e successori: Böhm-Bawerk, Wieser, Jevons, Walras, Gossen, Clark. La parte conclusiva interpreta le esperienze di crisi e di inflazione degli anni di guerra e del dopoguerra come conferma della teoria disdegnata dalla Scuola storica e vede l'opera di Menger divenuta fondamento dell'economia politica moderna.
Mises presenta l'interventismo come un terzo sistema economico tra capitalismo e socialismo e sostiene che, come sistema autonomo e duraturo, non può sussistere. Il suo strumento è il singolo intervento autoritativo, un comando isolato che impone l'impiego dei mezzi di produzione contro la situazione di mercato, senza dirigere socialisticamente l'intera produzione. Sull'esempio del prezzo massimo per legge, Mises mostra come un simile intervento manchi il proprio obiettivo: il prezzo fissato al di sotto di quello di mercato fa scomparire la merce dal mercato e costringe l'autorità a interventi sempre nuovi, dall'obbligo di vendita al razionamento fino alla fissazione di tutti i prezzi e i salari. Da ciò discende per lui l'alternativa o capitalismo o socialismo, una via di mezzo non esiste. La conclusione spiega perché il liberalismo respinge gli interventi non per ostilità verso lo Stato, ma per la consapevolezza della loro inadeguatezza allo scopo.
Die menschliche Gesellschaft in ihren ethno-soziologischen Grundlagen, Band 2: Werden, Wandel und Gestaltung von Familie, Verwandtschaft und Bünden im Lichte der Völkerforschung
Nel 1931 Ludwig von Mises analizza gli insegnamenti di politica bancaria della crisi bancaria di allora e individua nello stretto intreccio tra le banche tedesche e austriache e l'industria la debolezza centrale. A differenza delle banche inglesi e americane, che come puri banchieri prestavano denaro altrui, le banche tedesche sarebbero diventate veri e propri gruppi industriali, con la conseguente scomparsa del vaglio critico della solvibilità come regolatore del mercato del denaro. Come riforma più urgente Mises chiede lo scioglimento del legame banca-gruppo industriale, una maggiore differenziazione dei tassi d'interesse secondo la scadenza, l'impiego a lungo termine dei depositi a risparmio per ridurre il pericolo di una corsa agli sportelli e maggiore trasparenza nei bilanci bancari. La segretezza delle banche si è rivelata particolarmente dannosa; il controllo pubblico è indispensabile per la sicurezza di un istituto. Il testo si legge come un commento di politica economica alla crisi acuta di tre grandi banche fallite a Vienna e a Berlino.
In questo articolo di giornale del 1931 Ludwig Mises difende la valuta aurea contro i suoi avversari. La sua tesi centrale: la valuta aurea sottrae il potere d'acquisto dell'unità monetaria alla presa di concezioni di politica monetaria mutevoli e assicura corsi valutari e dei cambi stabili. Mises esamina uno dopo l'altro le obiezioni degli avversari della valuta aurea: l'accusa di un eccessivo rialzo dei prezzi (Irving Fisher), il desiderio di inflazione, il presunto rincaro del tasso d'interesse e l'argomento della bilancia dei pagamenti sfavorevole. Egli riconduce ogni obiezione al tentativo di abbassare artificialmente il tasso d'interesse mediante l'espansione del credito, il che, attraverso una ripresa apparente, sbocca inevitabilmente nella crisi e nel crollo della valuta. La concentrazione dell'oro negli Stati Uniti e in Francia la interpreta come conseguenza di questa politica degli altri paesi. La sua conclusione: la politica ha solo la scelta tra valuta aurea e inflazione; anche il paese più povero può e deve attenersi all'oro, perché solo questo rende possibile l'afflusso di capitale estero.
Mises argomenta contro l'interpretazione secondo cui la grave crisi economica proverebbe il fallimento del capitalismo. A fallire non sarebbe stato il sistema capitalistico, bensì la politica anticapitalistica fatta di interventismo, statalismo e socialismo. Egli intende il mercato come regolatore della produzione: mediante i prezzi delle merci, dei salari e dell'interesse esso porta domanda e offerta a coincidere. Gli interventi statali come dazi, cartelli, salari sindacalmente gonfiati e sussidi di disoccupazione impediscono questa funzione e generano disoccupazione permanente, invendibilità e consumo di capitale. Il testo reinterpreta concetti come invendibilità e disoccupazione come fenomeni di prezzo. Come prova dell'avanzata di questa politica Mises cita Sidney Webb e i socialisti della cattedra. La sua conclusione: solo più lavoro e nuova formazione di capitale, ossia l'abbandono della politica anticapitalistica dominante da decenni, conducono fuori dalla crisi.
OriginaleDeutsch
Die psychologischen Wurzeln des Widerstandes gegen die nationalökonomische Theorie
Die menschliche Gesellschaft in ihren ethno-soziologischen Grundlagen, Band 3: Werden, Wandel und Gestaltung der Wirtschaft im Lichte der Völkerforschung
In questo breve testo Ludwig Mises recensisce lo scritto polemico contro i dazi protettivi britannici, nato nel 1931/32 sotto la direzione di Sir William Beveridge alla London School of Economics e apparso in edizione tedesca col titolo "Zölle, Lehrbuch des internationalen Handels" (tradotto da Friedrich Thalmann, casa editrice Julius Springer). L'occasione è l'abbandono da parte della Gran Bretagna della politica economica liberale e il passaggio al protezionismo. Mises espone come gli autori esaminino e confutino tutti gli argomenti dei protezionisti, spingendosi fino alle cause della crisi economica mondiale. Al centro sta la tesi che ogni intervento nel meccanismo del mercato e dei prezzi turba l'ordinamento economico fondato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, perché solo le variazioni di prezzo adeguano domanda e offerta. La rigidità dei salari monetari e dei tassi d'interesse, secondo Mises, ha impedito l'adeguamento e sbocca, attraverso protezionismo e inflazione, infine nella richiesta di economia pianificata.
Il saggio si oppone alla tesi, diffusa dopo la crisi economica mondiale, secondo cui il capitalismo avrebbe fallito e il passaggio al socialismo sarebbe inevitabile. Mises obietta che a fallire non è stato il capitalismo, bensì l'interventismo e il socialismo statale e municipale: la crisi è la conseguenza prevedibile di una politica anticapitalistica e antiliberale durata decenni. L'argomentazione si svolge in tre parti, muovendo dalla scoperta delle leggi del mercato da parte delle scienze sociali (Hume, Adam Smith), attraverso l'effetto degli interventi statali, fino alla condizione dell'imprenditore nello Stato interventista, in cui le "relazioni" con la politica diventano più importanti di una produzione conveniente. Mises distingue la dottrina liberale dal marxismo e dall'interventismo e conclude che la disfunzione del mercato dovuta a interventi su prezzi, salari e interesse conduce inevitabilmente alla crisi.
OriginaleDeutsch
Rezension: Die Letzten Jahrzehnte einer Grossmacht: Menschen, Völker und Probleme des Habsburger-Reichs von Rudolf Sieghart
Ludwig von Mises sostiene che il denaro non è un caso particolare al di fuori della dottrina generale del valore e dei prezzi, bensì vi si inserisce pienamente. Il punto di partenza è la tripartizione dei beni economici proposta da Knies in mezzi di produzione, beni di consumo e mezzi di scambio. Il testo si oppone alla concezione secondo cui il valore della moneta sarebbe "immaginario" o meramente convenzionale, e fa risalire la teoria soggettivistica del valore fino a John Law. In cinque sezioni Mises tratta il servizio monetario formatore di valore, il rapporto tra scorta di moneta e fabbisogno di moneta unitamente a una critica del concetto di velocità di circolazione, le variazioni del valore della moneta e la teoria quantitativa della moneta, il surrogato monetario (certificato monetario contro mezzi fiduciari) nonché il calcolo monetario e il falso problema della "stabilità del valore". Lungo tutto il testo egli contrappone la considerazione individualistica del mercato all'equazione degli scambi macroeconomica da lui criticata.
Ludwig von Mises esamina se la comprensione teorica delle cause dell'alternanza congiunturale porterà in futuro a oscillazioni minori, e lo nega con un argomento di politica economica, non teorico. Il punto di partenza è la teoria del credito di circolazione, che egli definisce dominante e secondo la quale l'espansione del credito che innesca la ripresa è sempre sostenuta dal desiderio di denaro a buon mercato. Mises sostiene che una mera espansione del credito annunciata come temporanea deve restare priva di effetti, poiché gli imprenditori si impegnano in nuovi affari solo in presenza di tassi d'interesse attesi come durevolmente bassi. Egli riconduce la durata dell'attuale crisi a salari rigidi e sostegni dei prezzi e ammonisce a non sottovalutare gli insegnamenti della più antica Currency School. Come problema irrisolto indica gli effetti dei prezzi calanti e la questione se progresso e formazione del capitale siano possibili solo per via inflazionistica.
OriginaleDeutsch
Einzelinteressen oder Gemeinwohl als Ziel der Wirtschaftspolitik
Mises traccia l'origine e la portata della scuola austriaca di economia e la colloca nel contesto dei rapporti di politica economica tra Austria e Ungheria. Punto di partenza è l'economia politica classica di Hume, Smith e Ricardo, che non poté risolvere il problema della formazione dei prezzi, perché le si opponeva il paradosso del valore tra beni utili e beni costosi. Carl Menger avrebbe superato questa antinomia con l'utilità marginale: a essere valutata non è la categoria del bene, ma la concreta quantità parziale secondo l'ultimo bisogno soddisfatto. Dalle valutazioni soggettive dei consumatori la teoria dell'imputazione deriva i prezzi dei mezzi di produzione, i salari, l'interesse e il profitto dell'imprenditore. Mises ripercorre l'influenza della dottrina attraverso Böhm-Bawerk, Wieser, nonché attraverso Jevons, Walras e Clark. La sua occasione è pratica: gli uomini che condussero le trattative di politica economica dell'Austria e dell'Ungheria sarebbero usciti dalla scuola di Menger, sicché entrambi i paesi si fondano sulle stesse basi teoriche.
Lo scritto è la prefazione redatta da Ludwig von Mises per l'edizione inglese della sua Theorie des Geldes und der Umlaufsmittel (Londra, Jonathan Cape, tradotta con la collaborazione di Lionel Robbins). Mises interpreta la politica valutaria e bancaria dei primi anni Trenta come prosecuzione degli stessi problemi di fondo che avevano già determinato il ritorno della Gran Bretagna all'antica parità aurea della sterlina e la prosperity americana degli anni dal 1926 al 1929. Egli sostiene che la crisi economica non è imputabile alla valuta aurea, bensì alla precedente espansione del credito nonché al tentativo politico di stabilizzare salari e prezzi mediante la riduzione del contenuto aureo dell'unità monetaria. Contro l'idea di una manipolazione del potere d'acquisto sostenuta da indici, egli obietta che ogni metodo di calcolo favorisce determinati interessi e che la determinazione del valore della moneta diventa così oggetto del gioco politico. Il controllo delle divise e i divieti di pagamento disposti unilateralmente avevano quasi paralizzato il traffico creditizio internazionale.
Gli scritti minori raccolti di Carl Menger sul metodo e sulla storia dell'economia politica (Collected Works, vol. III, ristampa LSE 1935) riuniscono dieci lavori apparsi tra il 1884 e il 1915. Il nucleo è costituito dagli interventi di Menger nel Methodenstreit contro Gustav Schmoller, in particolare lo scritto polemico composto in sedici lettere «Die Irrthümer des Historismus in der deutschen Nationalökonomie» (Gli errori dello storicismo nell'economia politica tedesca), in cui difende la distinzione tra ricerca teorica, pratica e storica e respinge lo storicismo come unilateralità. Una recensione dettagliata del «Handbuch der politischen Oekonomie» (Manuale di economia politica) di Schönberg, insieme ai saggi «Zur Theorie des Kapitals» (Sulla teoria del capitale) e «Grundzüge einer Klassifikation der Wirtschaftswissenschaften» (Lineamenti di una classificazione delle scienze economiche), sviluppano il concetto mengeriano di economia politica esatta, la sua nozione reale del capitale e la sua sistematica delle scienze economiche. Chiudono il volume cinque saggi biografici su Friedrich List, Lorenz von Stein, Wilhelm Roscher, John Stuart Mill ed Eugen von Böhm-Bawerk.
Die menschliche Gesellschaft in ihren ethno-soziologischen Grundlagen, Band 4: Werden, Wandel und Gestaltung von Staat und Kultur im Lichte der Völkerforschung
Il volume raccoglie gli scritti di Carl Menger sulla teoria della moneta e sulla riforma valutaria austro-ungarica; costituisce il quarto volume delle Opere complete curate dalla London School of Economics nel 1936. Il nucleo teorico è dato dall'articolo «Geld» (Moneta) tratto dal Handwörterbuch der Staatswissenschaften (1909), che spiega l'origine dei mezzi di scambio di uso generale a partire dalla diversa vendibilità dei beni e definisce la moneta come una merce la cui particolarità risiede nella sua funzione di intermediazione degli scambi. Gli altri lavori trattano la riforma monetaria del 1892: il potere d'acquisto del fiorino d'argento, la questione del rapporto di cambio nel passaggio alla valuta aurea, il pericolo di un aggio sull'oro e le dichiarazioni di Menger davanti alla commissione d'inchiesta valutaria. Menger argomenta contro una corona aurea troppo pesante e in favore di un «giusto fiorino» senza spostamento di patrimonio. Un elenco completo degli scritti di Menger conclude il volume.
Questo studio esamina perché l'emissione di banconote sia divenuta un'eccezione ai principi del laissez-faire e perché il central banking sia stato adottato in luogo del free banking, con concorrenza nell'emissione di banconote. Originariamente una tesi di dottorato del 1935 scritta sotto la guida di Friedrich Hayek alla London School of Economics, il libro ricostruisce dapprima le storie bancarie di Inghilterra, Scozia, Francia, Stati Uniti e Germania, mostrando come i monopoli nell'emissione di banconote siano sorti in gran parte da motivi politici e dalle esigenze della finanza statale. Passa poi in rassegna i dibattiti teorici ottocenteschi in ciascun paese, raggruppando gli autori in base alla loro posizione sulle scuole della circolazione e bancaria e sul central banking contro il free banking. Un capitolo conclusivo riconsidera i principali argomenti a favore del central banking, tra cui i fallimenti bancari, l'instabilità ciclica, il prestatore di ultima istanza, una politica monetaria razionale e la cooperazione internazionale. Un'appendice illustra il meccanismo di compensazione con esempi aritmetici.
Ludwig von Mises recensisce il quarto e conclusivo volume dell'edizione completa degli scritti di Carl Menger, promossa dalla London School of Economics e curata da F. A. von Hayek, che riunisce i suoi lavori sulla teoria monetaria e sulla politica valutaria. Vengono menzionati la teoria monetaria di sintesi di Menger del 1909 per il Handwörterbuch der Staatswissenschaften, i suoi saggi sulla regolazione valutaria austriaca e le sue dichiarazioni nell'inchiesta sui cambi del 1892, completati da un elenco degli scritti di Menger. Mises sottolinea che nulla, nel volume di oltre 300 pagine, è obsoleto nel merito, e adduce come esempio attuale il dibattito sulla regolazione valutaria del 1892, in cui Menger apparteneva al gruppo dei fautori di una stabilizzazione del valore corrente del fiorino. La chiusura è data da una lunga citazione dagli argomenti di Menger contro una svalutazione, in cui egli respinge il "piccolo fiorino" come sfruttamento dell'uomo comune e chiede un fiorino giusto, che non favorisca né creditori né debitori.
OriginaleDeutsch
Memorandum on Exchange Stabilization and the Problem of Internal Planning
In questo saggio Ludwig von Mises sostiene che il liberalismo economico e quello politico provengono da un'unica radice e possono sussistere soltanto insieme. L'economia di mercato fondata sulla proprietà privata viene da lui interpretata come un ordine democratico: la proprietà sarebbe il risultato di un plebiscito dei consumatori rinnovato ogni giorno, in cui ogni centesimo rappresenta una scheda di voto. A ciò corrisponde nella costituzione dello Stato la democrazia politica. Il paradosso del presente consiste nel fatto che la democrazia creata dal liberalismo si è schierata contro la libertà economica e, con l'interventismo, lo statalismo e il socialismo, mina al tempo stesso la democrazia politica e i diritti civili di libertà, fino alla dittatura. Nella seconda parte Mises discute il libro di William E. Rappard L'individu et l'état dans l'évolution constitutionnelle de la Suisse, che ripercorre questo sviluppo sull'esempio della Svizzera dal 1848 e dal 1874 fino alla crisi statalista del presente.
"Prosperity and Depression" di Gottfried Haberler nacque come primo passo di un'indagine promossa dalla Società delle Nazioni sulle cause delle crisi economiche ricorrenti. L'opera persegue due obiettivi: la parte I ordina ed esamina sistematicamente le teorie del ciclo economico esistenti (teoria puramente monetaria, teorie monetarie e non monetarie del sovrainvestimento, il principio di accelerazione, teorie dei costi e del sovraindebitamento, teorie del sottoconsumo, psicologiche e dei raccolti, nonché le più recenti discussioni su Keynes), la parte II ne sviluppa un'esposizione sintetica della natura e delle cause del ciclo congiunturale. Haberler ordina le teorie secondo ripresa, punto di svolta superiore, recessione e punto di svolta inferiore, ed elabora l'interazione di forze endogene ed esogene. La terza edizione qui presentata integra una parte III, che tratta il moltiplicatore, il principio di accelerazione, l'effetto Ricardo di Hayek, nonché la rigidità dei prezzi e dei salari. Filo conduttore è la tesi secondo cui molte apparenti contrapposizioni teoriche risalgono a una diversa terminologia.
Super-National Organization Held No Way to Peace: Radical Change in Political Mentalities and Social and Economic Ideologies Viewed as Necessary in Order to Eradicate Economic Nationalism
In quest'opera pubblicata nel 1944 dalla Yale University Press, Ludwig von Mises analizza l'ascesa e la natura del nazionalsocialismo tedesco e la inquadra in una più ampia critica dello statalismo. La sua tesi centrale: il nazismo non è una via particolare della mentalità tedesca, ma l'applicazione radicale dell'interventismo e del socialismo alla condizione di una nazione densamente popolata, che non può sostenersi senza importazioni e che perciò vuole conquistare spazio vitale. Mises ripercorre il declino del liberalismo tedesco, il trionfo del militarismo e la trasformazione dal pangermanesimo al nazismo, e tratta statalismo, nazionalismo, protezionismo, autarchia e antisemitismo come fenomeni interconnessi. Sostiene che una pace duratura è possibile solo in un'economia di libero mercato, in cui non sussistano cause economiche di guerra, e critica i progetti contemporanei di pianificazione mondiale, federazione e Società delle Nazioni come inadeguati finché le nazioni restano legate allo statalismo.
OriginaleEnglish
Altre edizioni
Im Namen des Staates: oder Die Gefahren des Kollektivismus1978
In «Bureaucracy» (1944) Ludwig von Mises esamina la diffusione dell'amministrazione burocratica come sintomo del passaggio dall'economia di mercato alla direzione statale. La sua tesi guida: la burocrazia non è di per sé un male, bensì il metodo necessario ovunque il successo non possa essere calcolato in denaro. Mises contrappone due principi di organizzazione: la gestione orientata al profitto dell'imprenditore, guidata dal calcolo economico e dalla sovranità del consumatore, e la gestione burocratica degli uffici pubblici, vincolata a prescrizioni. Da questa contrapposizione deriva che le imprese private si irrigidiscono burocraticamente solo a causa degli interventi statali e che la pianificazione socialista resta irrealizzabile sul piano del calcolo per mancanza di prezzi di mercato. I capitoli successivi trattano le conseguenze psicologiche e politiche, come il movimento giovanile tedesco, la selezione del dittatore e il declino dello spirito critico. Gli esempi provengono soprattutto dalla Germania, dalla Francia, dalla Russia e dagli USA dell'epoca del New Deal.
OriginaleEnglish
Altre edizioni
Die Bürokratie
OriginaleDeutsch
Theory of Games and Economic Behavior [with John von Neumann]
In questo saggio, ristampato nella raccolta Money, Method, and the Market Process, Ludwig von Mises esamina il movimento cooperativo e ne contesta la pretesa di essere un modo distinto e superiore di organizzare la vita economica. Sostiene che l'ambizioso programma originario, le cooperative di produzione di Owen, King e Lassalle che avrebbero dovuto abolire il sistema salariale, fallì completamente, lasciando soltanto le cooperative di consumo e le cooperative agricole di acquisto e di vendita. Mises afferma che l'economia di mercato capitalista è essa stessa cooperazione sociale sotto la divisione del lavoro e che è l'impresa privata orientata al profitto, non le cooperative, a guidare il miglioramento economico. Egli sostiene che le cooperative vendono al di sopra del costo, ottengono un profitto come qualsiasi impresa e sopravvivono soprattutto grazie a esenzioni fiscali, credito a basso costo e altri privilegi statali, anziché per una maggiore efficienza. Le sezioni conclusive trattano le ambizioni politiche e monopolistiche del movimento e concludono che le cooperative possono essere giustificate solo in assenza di tali privilegi.
L'azione umana è l'esposizione complessiva di Ludwig von Mises dell'economia come parte di una scienza generale dell'azione, che egli chiama prasseologia. Il punto di partenza è che l'azione umana è un comportamento orientato a uno scopo: l'uomo che agisce scambia uno stato meno soddisfacente con uno più soddisfacente. Da questa categoria dell'azione Mises deriva in modo puramente deduttivo le proposizioni teoriche, dal valore, dalla preferenza e dall'utilità marginale fino alla moneta, all'interesse, al capitale e al profitto imprenditoriale, fino alla teoria del ciclo economico. L'opera è articolata in sette parti e sviluppa la catallattica, la teoria della società di mercato, in contrasto con il socialismo e l'interventismo, di cui analizza le conseguenze. L'argomento centrale contro l'economia pianificata socialista è l'impossibilità di un calcolo economico razionale senza prezzi di mercato. Sul piano del metodo Mises distingue nettamente la prasseologia apriorica dallo storicismo, dal positivismo e dal polilogismo.
OriginaleEnglish
Altre edizioni
Nationalökonomie: Theorie des Handelns und Wirtschaftens1940
OriginaleDeutsch
Menschliches Handeln: Eine Grundlegung ökonomischer Theorie2010
In questo saggio Ludwig von Mises definisce profitto e perdita come risultato della preveggenza imprenditoriale nel processo di mercato: il profitto sorge laddove un imprenditore valuta i prezzi futuri in modo più corretto degli altri e acquisisce fattori di produzione al di sotto del loro valore successivo, la perdita dal giudizio errato opposto. La parte A sviluppa la natura economica di profitto e perdita, la loro funzione sociale come strumento di indirizzo da parte dei consumatori e il loro calcolo. La parte B confuta la condanna del profitto: l'argomento dell'uguaglianza, la tesi della povertà, la condanna morale della ricerca del profitto e il modo di pensare statico degli economisti matematici. La parte C presenta l'alternativa come un aut-aut tra capitalismo e socialismo, poiché un terzo sistema senza profitto e perdita imprenditoriali non sarebbe possibile. Il testo si riferisce a Marx, Engels e Lenin come posizioni avverse e si confronta con la logica L. Susan Stebbing.
OriginaleEnglish
Des Menschengeistes Erwachen, Wachsen und Irren: Versuch e. Paläopsychologie von Naturvölkern mit Einschluss d. archaischen Stufe u.d. allgemein menschl. Züge
La raccolta di saggi curata da Bettina Bien Greaves riunisce diciassette discorsi e articoli di Ludwig von Mises degli anni dal 1945 al 1965, ordinati in quattro parti: libero mercato contro pianificazione statale; moneta e inflazione; Mises come critico dell'inflazionismo e del socialismo; e idee. La tesi guida è che non esista un terzo ordine tra economia di mercato e socialismo: l'interventismo (controlli dei prezzi, salari minimi, espansione del credito, imposizione progressiva) mancherebbe gli obiettivi perseguiti e spingerebbe gradualmente verso l'economia pianificata sul modello tedesco della «Zwangswirtschaft». Mises riconduce l'aumento dei salari reali e della prosperità unicamente all'accumulazione di capitale pro capite e critica Keynes, la legge di Say e l'interpretazione errata dell'inflazione come mero aumento dei prezzi. Il contributo più lungo, «Profit and Loss», interpreta il profitto dell'imprenditore come risultato della corretta anticipazione delle condizioni future del mercato e come meccanismo di indirizzo a favore dei consumatori.
Il testo è una lettera di Ludwig von Mises sul problema dei cartelli e del monopolio, ripubblicata nel 1955 nei fascicoli mensili di Volkmar Muthesius e introdotta da una nota redazionale dell'editore. Mises acconsente alla ristampa delle sue considerazioni tratte dal libro sul liberalismo del 1927, ma rimanda per la trattazione completa alla sua opera Human Action. La sua tesi centrale: senza interventi statali non esisterebbe un problema del monopolio degno di nota, poiché la politica combatte retoricamente i cartelli, ma al tempo stesso ne crea i presupposti attraverso dazi protettivi, restrizioni valutarie e accordi internazionali. A riprova adduce la prassi antitrust americana contro le big business e un'indagine contro una catena alimentare. Egli sostiene che gli avversari sinceri del monopolio dovrebbero anzitutto rimuovere tutte le misure di economia coatta.
OriginaleDeutsch
Explodes Unification Fallacy (Review: How Can Europe Survive?, Hans F. Sennholz)
«Capital and Its Structure» (Il capitale e la sua struttura) di Ludwig M. Lachmann (1956) sviluppa una teoria morfologica del capitale che rompe con l'assunto secondo cui il capitale sarebbe una grandezza omogenea e misurabile in moneta. Il punto di partenza di Lachmann è l'eterogeneità dei beni capitali: poiché ogni bene è utilizzabile solo in modo limitato (multiple specificity) e i beni devono essere combinati in modo complementare, i piani di produzione degli imprenditori formano combinazioni di capitale, la cui totalità costituisce la struttura del capitale di una società. In un mondo di mutamento inatteso, queste combinazioni vengono continuamente disciolte e riformate (capital regrouping). Sul piano metodologico il libro si fonda sull'analisi di processo anziché sull'analisi dell'equilibrio e su una teoria soggettivista delle aspettative. Nei capitoli applicativi Lachmann reinterpreta la «produzione indiretta» di Böhm-Bawerk come teorema sul progresso economico, esamina la struttura degli asset (struttura di piano, di controllo e di portafoglio) e verifica la teoria del ciclo economico, collegando l'approccio di Hicks con la teoria austriaca delle fluttuazioni industriali. Il libro apparve nella collana «Studies in Economic Theory».
In questo saggio del 1956 Ludwig von Mises esamina perché il capitalismo, nonostante i suoi successi materiali, sia rifiutato con passione da molti, in particolare dagli intellettuali. Mises riconduce psicologicamente questo rifiuto al risentimento: in una società di uguaglianza di fronte alla legge il successo viene attribuito al merito personale, ragion per cui il fallimento viene avvertito come un'offesa personale e proiettato su un capro espiatorio, il sistema di mercato. Egli sviluppa l'argomento lungo gruppi concreti (ambizioni frustrate, intellettuali, impiegati, gli eredi oziosi o "cugini", Broadway e Hollywood) e prende poi in esame la filosofia sociale dell'uomo comune, la posizione della letteratura sotto il capitalismo nonché le obiezioni non economiche (felicità, materialismo, giustizia, libertà). Mises prende nettamente le distanze da Marx, dai socialisti e da un anticomunismo a suo avviso apparente, e a ciò contrappone l'ordine dell'economia di mercato come unico fondamento della prosperità e della libertà.
Theory and History (1957) è la principale opera metodologica di Ludwig von Mises, qui introdotta da una prefazione di Murray N. Rothbard del 1985. La sua tesi centrale è il dualismo metodologico: poiché gli esseri umani agiscono in modo finalistico e sono guidati da idee, le scienze dell'azione umana non possono essere modellate sulle scienze naturali sperimentali. Da questa premessa Mises distingue la prasseologia, la teoria a priori dell'azione il cui ramo più sviluppato è l'economia, dalla storia e dalla timologia, la comprensione delle valutazioni individuali. Il libro procede in quattro parti: i giudizi di valore, il determinismo e il materialismo (con un'ampia critica del materialismo dialettico marxiano), i problemi epistemologici della storia e le interpretazioni filosofiche del corso storico. Lungo tutta l'opera Mises argomenta contro il positivismo, il comportamentismo, lo storicismo e lo scientismo, e difende l'autonomia delle scienze dell'azione umana dai tentativi di ridurle ai metodi della fisica.
OriginaleEnglish
Altre edizioni
Theorie und Geschichte: Eine Interpretation sozialer und wirtschaftlicher Entwicklung
Saggio programmatico di Ludwig von Mises sull'interventismo come programma di politica economica tra capitalismo e socialismo. Mises nega che l'interventismo rappresenti una terza soluzione durevole: gli interventi statali su prezzi, salari, interesse e credito generano problemi conseguenti che impongono ulteriori interventi, finché alla fine si giunge al socialismo completo. L'argomentazione si sviluppa lungo l'economia di mercato come sovranità del consumatore, la teoria monetaria del ciclo economico (l'espansione del credito conduce inevitabilmente alla crisi) e il ruolo della proprietà privata per la fioritura economica e culturale dell'Occidente. Mises si appoggia all'aggiunta di Engels al Manifesto del Partito Comunista, secondo cui le misure interventiste rendono necessari ulteriori interventi nel vecchio ordine sociale, e distingue il liberalismo classico dall'uso americano del termine. La conclusione è costituita da una serie di citazioni-motto su Stato e legge.
Implications of the European Common Market and Free Trade Area Project for United States Foreign Economic Policy, in Compendium of Papers on United States Foreign Trade Policy
An Economic Review of the Patent System (Una rassegna economica del sistema dei brevetti, 1958) è lo studio n. 15 redatto da Fritz Machlup per la sottocommissione del Senato statunitense in materia di brevetti. Esso raccoglie oltre un secolo di contributi economici sul sistema brevettuale e li ordina in modo sistematico anziché cronologico. Una parte storica ricostruisce la diffusione, il movimento antibrevettuale (1850-1873) e la successiva vittoria dei sostenitori dei brevetti; una parte istituzionale tratta i presupposti della protezione, l'abuso del monopolio brevettuale, le licenze obbligatorie e i rapporti internazionali in materia di brevetti. Lo spazio maggiore è occupato dalla teoria economica: Machlup esamina le quattro classiche giustificazioni (diritto naturale, ricompensa tramite monopolio, incentivo del profitto di monopolio, scambio in cambio della divulgazione) e lavora con i concetti di costi e valori privati e sociali. La sua conclusione è deliberatamente aperta: sulla base delle conoscenze di allora non sarebbe possibile giustificare in modo univoco né l'introduzione né l'abolizione del sistema dei brevetti; più affidabili sarebbero soltanto i giudizi su riforme graduali.
L'articolo enciclopedico "Mercato" di Ludwig von Mises definisce il mercato come il processo attraverso cui, nell'economia fondata sulla divisione del lavoro, la produzione viene orientata ai bisogni più urgenti dei consumatori. La tesi guida è la sovranità dei consumatori: profitto e perdita indirizzano la disposizione dei mezzi di produzione nelle mani di coloro che li impiegano nel modo più appropriato al servizio dei consumatori. In sei sezioni Mises tratta il processo di mercato, monopolio e concorrenza, la speculazione come tratto fondamentale di ogni attività economica, l'unità di tutti i mercati parziali (borsa valori, mercato del lavoro), profitto e perdita come fenomeno di adeguamento rispetto all'equilibrio stazionario nonché la disuguaglianza di reddito e di patrimonio come risultato del comportamento dei consumatori. Egli prende le distanze da posizioni interventiste e socialiste e si confronta con la politica di piena occupazione di Keynes e con le richieste del "Manifesto del Partito Comunista". La chiusura è data da una bibliografia.
Mises ricostruisce le cause storico-intellettuali dell'iperinflazione tedesca del 1923. La sua tesi: la catastrofe non fu conseguenza di circostanze sfortunate, ma l'applicazione pratica di dottrine di politica monetaria quali erano state formulate da Lexis, Knapp e Bendixen nell'epoca imperiale. Il nucleo è costituito da uno sguardo autobiografico retrospettivo sulle sue controversie con esponenti della Scuola storica e del Verein für Sozialpolitik negli anni anteguerra. Mises riporta le loro obiezioni contro la teoria dell'interesse di Böhm-Bawerk e contro la propria dottrina monetaria: il rifiuto della teoria quantitativa della moneta, la diffidenza verso la valuta aurea, l'ideale della preparazione finanziaria alla guerra. Egli descrive come queste posizioni liquidassero come ridicola ogni spiegazione monetaria della svalutazione del marco. Il quadro di riferimento è dato dagli avversari menzionati nel testo, Schmoller, Wagner e Brentano, nonché dalla battaglia di Max Weber per l'avalutatività dell'economia politica.
Ludwig von Mises definisce il liberalismo economico come l'economia di mercato fondata sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, nella quale i consumatori che acquistano decidono sulla quantità e sulla qualità dei beni. Il testo fonda il liberalismo a partire dall'economia politica: la divisione del lavoro dissolve la lotta biologica di tutti contro tutti in una concorrenza sociale e crea un'armonia degli interessi correttamente intesi. In sei sezioni Mises tratta il rapporto tra liberalismo e scienza, l'ascesa e il declino del movimento liberale a partire dall'Inghilterra e dalla Scozia, la questione degli interessi particolari, il primato del consumo insieme a una critica della fissazione amministrativa dei prezzi, il libero scambio e i tentativi falliti di un suo rinnovamento. Contro il socialismo e l'interventismo egli sostiene che i loro interventi sono inadatti allo scopo e conducono gradualmente alla piena economia pianificata. Il vero neoliberalismo lo collega a economisti come Cannan, Einaudi, Hayek e Röpke.
OriginaleDeutsch
Professor Shackle on the Economic Significance of Time
Saggio di Hans F. Sennholz, traduzione del suo libro 'Money and Freedom' (1985), che sostiene come il monopolio statale della moneta, unito alle leggi sul corso forzoso, sia la causa ultima dell'inflazione e della disgregazione economica. La prima parte esamina il Sistema della Riserva Federale degli Stati Uniti, la sua dipendenza dal potere politico e il suo ruolo di banca centrale del mondo. La seconda parte critica le soluzioni che considera false: la gestione keynesiana della domanda, la regola monetaria dei monetaristi attorno a Milton Friedman, le proposte dei «supply-siders» (Mundell, Laffer, Wanniski, Kemp) e le dottrine del credito sociale. La terza parte difende il sistema aureo e propone, come obiettivo finale, la libertà monetaria: un sistema parallelo, il free banking e l'abolizione del monopolio della moneta e del corso forzoso.
In questo saggio Ludwig von Mises argomenta contro la dottrina dell'uguaglianza innata di tutti gli uomini e la distingue nettamente dal principio giusnaturalistico dell'uguaglianza di fronte alla legge. Gli uomini sarebbero dotati fin dalla nascita di capacità diverse; ciò che conta è il modo in cui una società affronta questa disuguaglianza. Nell'economia di mercato, secondo la tesi centrale, i più capaci possono sfruttare la propria superiorità solo servendo i consumatori, mentre gli ordinamenti precapitalistici e socialisti sottomettono le masse ai pochi. Mises si oppone al disprezzo dell'uomo comune nella critica della pubblicità e del consumo, all'appiattimento del sistema educativo e al misticismo del governo della maggioranza. Sostenendosi con Marx, Trotsky e David Hume, egli difende il governo rappresentativo non come espressione di un'uguaglianza naturale, ma come mezzo pacifico per il ricambio del potere. Il distacco dal socialismo lo indica come compito della generazione che cresce.
Ludwig von Mises sostiene che il progresso economico deriva unicamente da una più ricca dotazione di capitale pro capite e critica la più recente "dottrina della crescita". Questa prenderebbe in prestito dalla biologia il concetto di crescita e rappresenterebbe il miglioramento economico come un processo misterioso, sottratto all'azione umana. Mises legge la dottrina della crescita come una nuova fase nella lotta contro il risparmio e la formazione di capitale, nella tradizione di Tugan-Baranovsky, Lederer, Foster e Catchings nonché di Keynes, e come mezzo per occultare il fallimento della politica economica sovietica per mezzo di discutibili tassi di crescita. Egli rimanda all'incremento della popolazione, ai prodotti nazionali misurati in moneta e al ruolo dell'investimento di capitale estero nella diffusione della civiltà occidentale. Il saggio si chiude con la tesi che solo un progressivo aumento dei beni capitali disponibili consente di raggiungere gli obiettivi della politica economica.
Amerika und die europäische Integration: Einige grundsätzliche Bemerkungen, in Aussenwirtschafts: Zeitschrift für Internationale Wirtschaftsbeziehungen
In quest'opera tarda (1962) Ludwig von Mises espone i fondamenti gnoseologici delle scienze dell'azione umana e si oppone al positivismo logico. Tesi centrale: esiste un dualismo incolmabile tra le scienze naturali, che studiano la causalità e la regolarità, e le scienze dell'azione, la cui categoria fondamentale è la finalità, l'agire orientato a scopi. Mises sviluppa la categoria dell'azione come base a priori della prasseologia e della storia e la distingue da matematica, geometria e fisica. Egli critica il materialismo, il materialismo dialettico di matrice marxiana, il comportamentismo, l'interpretazione della statistica come legge nonché l'approccio macroeconomico e collettivistico. I capitoli conclusivi interpretano il positivismo come radice spirituale del totalitarismo e della crisi della civiltà occidentale. L'argomentazione è condotta lungo tutto il testo in modo deduttivo a partire dalla categoria dell'azione; l'opera si intende, secondo la prefazione, come integrazione di Human Action e Theory and History di Mises.
OriginaleEnglish
Altre edizioni
Die Letztbegründung der Ökonomik: Ein methodologischer Essay
Man, Economy, and State è il trattato sistematico di Murray N. Rothbard sulla teoria economica, presentato qui nella Scholar's Edition che incorpora anche il volume complementare Power and Market. Partendo dall'assioma dell'azione e da due postulati sussidiari, Rothbard deduce passo dopo passo l'intero corpus dell'economia, muovendo dall'economia di Robinson Crusoe e dal baratto allo scambio indiretto, alla formazione del prezzo dei beni di consumo, a una teoria integrata della produzione, al capitale e all'interesse, alla formazione del prezzo dei fattori e all'imprenditorialità. Egli propone una teoria pura dell'interesse fondata sulla preferenza temporale, sintetizzata con la teoria della rendita di Frank Fetter, respinge la teoria prevalente di breve periodo dell'impresa e sostiene che il prezzo di monopolio può sorgere soltanto da una concessione di privilegio da parte dello Stato. I capitoli finali applicano l'analisi prasseologica all'intervento coercitivo: il controllo dei prezzi, la tassazione, l'inflazione, i cicli economici e la spesa pubblica. Il libro comprende un'introduzione scientifica, la prefazione di Rothbard, un ampio apparato di note e una bibliografia completa.
Lo studio di Fritz Machlup del 1962 misura per la prima volta in modo sistematico l'entità economica della produzione di conoscenza negli Stati Uniti. Machlup intende la «conoscenza» in senso assai ampio (tutto ciò che qualcuno sa) e la «produzione di conoscenza» come ogni attività attraverso cui qualcuno apprende qualcosa di prima ignoto, sicché il creare, il trasmettere e il distribuire coincidono. Dopo un chiarimento concettuale (capitoli I-III) egli stima le spese di cinque grandi industrie della conoscenza: istruzione, ricerca e sviluppo, media della comunicazione (stampa, cinema, radiodiffusione, telefono, posta), macchine per l'informazione e servizi di informazione. Sulla base di 84 tabelle statistiche egli determina per il 1958 una spesa per la conoscenza pari a circa il 29 per cento del prodotto nazionale lordo rettificato e mostra che tale quota è fortemente cresciuta dal 1900. Il capitolo conclusivo segue parallelamente il mutamento della struttura professionale verso il lavoro produttivo di conoscenza. Sul piano metodologico l'opera unisce la contabilità nazionale a una classificazione dei tipi di conoscenza e si chiude con una proposta di riforma scolastica.
«Market Theory and the Price System» (Teoria del mercato e sistema dei prezzi) di Israel M. Kirzner è un manuale di teoria intermedia dei prezzi per l'insegnamento universitario, apparso nel 1963. La sua idea guida è concepire il mercato come processo di adattamento: i partecipanti al mercato orientano continuamente i propri piani sulle azioni degli altri, e gli stati di equilibrio non appaiono come fine a sé stessi, bensì come casi limite in cui il processo di mercato giunge alla quiete. Muovendo dalla teoria del consumo e dell'utilità, il libro sviluppa in tredici capitoli la teoria della domanda, della produzione, dei costi e dell'offerta, la determinazione dei prezzi dei prodotti e dei fattori, il processo di mercato generale nonché il monopolio, la concorrenza e l'allocazione delle risorse attraverso il sistema dei prezzi; un'appendice tratta la pianificazione pluriperiodale. All'esposizione è sottesa una deliberata scarsa attenzione alla concorrenza perfetta. Nella prefazione Kirzner riconosce il proprio debito verso Mises, Böhm-Bawerk, Menger e Wicksteed e dedica l'opera a Ludwig von Mises.
In questa breve monografia, pubblicata per la prima volta nel 1963 e qui nella sesta edizione del Mises Institute (2024), Murray N. Rothbard spiega l'origine e la funzione della moneta e le conseguenze del controllo statale su di essa. La prima parte deriva la moneta dal libero mercato: come il bene più facilmente vendibile, selezionato attraverso lo scambio indiretto, scambiato a peso, con coniazione privata e deposito a riserva piena. Rothbard sostiene che qualsiasi quantità di moneta è sufficiente e che l'inflazione, definita come sostituti monetari non coperti dallo stock di metallo, si limita a redistribuire la ricchezza. La seconda parte ricostruisce come lo Stato si impadronisca della zecca, svilisca la moneta, sfrutti la legge di Gresham, istituisca banche centrali e infine abbandoni il sistema aureo. Una terza parte, aggiunta per l'edizione del 1974, narra il collasso monetario dell'Occidente in nove fasi, dal sistema aureo classico alle valute fiat fluttuanti dopo il 1973. Prefazioni di Patrick Newman e Jörg Guido Hülsmann e una postfazione di Joseph T. Salerno fanno da cornice al testo.
Ludwig von Mises ritrae l'industriale, agricoltore e politico agrario austriaco Siegfried von Strakosch (1867-1933), comproprietario della fabbrica di zucchero di Hohenau. Il saggio biografico unisce il percorso di vita di Strakosch, dall'ingresso nell'industria tessile agli studi scientifici a Vienna fino all'influenza nella politica economica, con un'esposizione del suo pensiero in materia di politica agraria. Al centro sta la posizione di Strakosch sul dazio protettivo agrario: egli non lo intendeva come un'istituzione permanente, bensì come dazio transitorio ed educativo, e vedeva in ogni ulteriore misura protezionistica a favore dell'agricoltura un passo verso il socialismo. Mises riferisce dei libri di Strakosch, fra cui Amerikanische Landwirtschaft (L'agricoltura americana), Das Agrarproblem im Neuen Europa (Il problema agrario nella nuova Europa) e Der Selbstmord eines Volkes (Il suicidio di un popolo, 1922), e lo presenta come rappresentante dell'alta borghesia viennese dell'epoca di Francesco Giuseppe. Una nota bibliografica finale rimanda alla stampa privata della vedova Wally von Strakosch.
Ludwig von Mises sostiene che la proprietà privata dei mezzi di produzione nell'economia di mercato non deriva dalla violenza e dall'appropriazione, ma dal servizio reso al consumatore. Egli contrappone l'ordinamento economico signorile, in cui i signori fondiari non dipendevano da alcun mercato, all'economia di mercato, in cui i consumatori decidono in un plebiscito permanente chi disponga dei mezzi di produzione. La proprietà appare così come una funzione sociale che deve essere riconquistata ogni giorno. Da ciò Mises ricava le radici delle moderne libertà e dei moderni diritti civili: senza economia di mercato le garanzie legali della libertà di stampa o di riunione sarebbero prive di valore. Nell'ultima sezione si oppone alla tesi secondo cui la pubblicità renderebbe il consumatore indifeso, richiamandosi a «The Hidden Persuaders» di Vance Packard. Il testo annuncia un saggio successivo sui monopoli.
Ludwig von Mises sostiene che il futuro del dollaro è indissolubilmente legato al futuro della forma di Stato democratico-repubblicana. La sua tesi: lo Stato assistenziale non può essere finanziato con le sole imposte ed è perciò dipendente da un'inflazione continua. Sull'esempio del sistema elettorale americano Mises mostra come i candidati promettano agli elettori prestazioni senza costi visibili (something for nothing) e come il deficit di bilancio diventi una condizione permanente. Egli documenta la politica monetaria con citazioni di Keynes, Beardsley Ruml e A. B. Lerner e interpreta l'inflazione come un inganno consapevole, che soltanto una valuta a monete d'oro circolanti (valuta aurea del tipo di Bamberger), attraverso la legge di Gresham, smaschererebbe rapidamente. Il testo prende chiaramente posizione contro il finanziamento in deficit e contro la politica di economia coercitiva che si presenta come liberale e progressista, e conclude che a lungo andare la democrazia e il parlamentarismo non possono sussistere senza una valuta aurea.
As Assessment of the Current Relevance of the Theory of Comparative Advantage to Agricultural Production and Trade, in International Journal of Agrarian Affairs
Raccolta di studi di Jacques Rueff (Payot, 1966) dedicata al problema delle bilance dei pagamenti. La tesi centrale è che, in assenza di inflazione o di gold-exchange standard, la bilancia dei pagamenti di un paese tende automaticamente all'equilibrio per effetto dei prezzi, dei cambi e del tasso di sconto, e non per l'azione dei governi. Rueff contrappone questa analisi alla teoria di Keynes, secondo cui esisterebbe un «livello naturale» delle esportazioni difficile da modificare. La prima parte riunisce fatti storici (le bilance commerciali francese e tedesca dal 1870 al 1931, le riparazioni, il deficit americano degli anni Sessanta, la scarsità di dollari) presentati come prove di un meccanismo regolatore. La seconda parte abbozza una teoria monetaria fondata sulla differenza tra incassi effettivi e incassi desiderati, sul ruolo del credito e dello sconto. L'autore conclude che solo una regolazione monetaria efficace, non la pianificazione, può ristabilire l'equilibrio dei regolamenti internazionali.
OriginaleFrançais
Survey and Appraisal of Proposed Schemes of Compensatory Financing
Ludwig von Mises sostiene che la presunta tendenza inarrestabile del capitalismo alla formazione di monopoli sia un'interpretazione errata. In un mercato libero, indisturbato da interventi statali, un prezzo di monopolio che si discosta dal prezzo di concorrenza si forma solo in rare eccezioni (Mises cita i diamanti e il mercurio). In realtà, secondo la sua tesi, sono i governi a creare i monopoli: attraverso dazi che rendono possibili cartelli nazionali, attraverso una legislazione diretta sui prezzi di monopolio e attraverso accordi internazionali sulle materie prime. Come prove adduce la legislazione agricola americana, la contraddittoria politica antitrust degli Stati Uniti e l'accordo internazionale sul caffè, il cui sistema di quote interpreta come un cartello mondiale imposto dallo Stato. Il saggio si chiude con la contrapposizione tra democrazia politica a maggioranza e sovranità del consumatore propria del mercato.
Ludwig von Mises sostiene che nell'economia di libero mercato il consumatore è sovrano: la concorrenza costringe ogni produzione a collocarsi nel punto in cui soddisfa i desideri più urgenti dei consumatori. Il prezzo di monopolio è l'unica eccezione a questa regola, ma si presenta solo con una determinata configurazione della curva di domanda e di rado. La tesi centrale del saggio è che non il libero mercato, ma i governi rendono possibile la formazione di prezzi di monopolio, attraverso dazi all'importazione, tutela dei cartelli, diritto di brevetto e d'autore, sostegno dei prezzi agricoli e accordi come l'accordo internazionale sul caffè. Mises contrappone tutto ciò alla favola marxista dell'impoverimento, che sarebbe stata sostituita dalla dottrina della soppressione monopolistica della concorrenza, e critica il fatto che la politica antitrust americana condivida la diagnosi di monopolio di Mosca. Come rimedio indica l'eliminazione di ogni restrizione all'importazione.
In questo studio pubblicato nel 1960 dall'American Enterprise Association Gottfried Haberler presenta un'analisi sistematica dell'inflazione. Definisce l'inflazione come un aumento persistente dei prezzi, la distingue da deflazione e depressione e distingue tra inflazione strisciante, al trotto e galoppante, nonché aperta e repressa. Il nucleo dell'argomentazione è la tesi secondo cui nessuna inflazione grave e persistente si verifica senza un forte ampliamento della quantità di moneta, ragion per cui la spinta dal lato della domanda (demand pull) sarebbe più fondamentale della pressione dei costi (cost push); al tempo stesso considera la pressione salariale sindacale come fattore autonomo che accelera l'inflazione. Esamina interpretazioni concorrenti dell'inflazione statunitense dal 1955 al 1958 (Hansen, Selden, Galbraith, Means) e respinge la teoria dei prezzi amministrati. La conclusione tratta le conseguenze dell'inflazione, il suo rapporto con crescita e congiuntura, il disavanzo della bilancia dei pagamenti statunitense, nonché raccomandazioni di politica economica in materia monetaria, fiscale e di concorrenza.
OriginaleEnglish
Einheit und Vielfalt in den Sozialwissenschaften: Festschrift f. Alexander Mahr [Wilhelm Weber, Hrsg.]
ohne Titel), in: What’s Past Is Prologue. A Commemorative Evening to the Foundation for Economic Education on the Occasion of Leonard Read’s Seventieth Birthday
Mises ricostruisce le condizioni istituzionali e intellettuali in cui la Scuola austriaca di economia emerse dai Grundsätze di Carl Menger del 1871 e dall'opera dei suoi seguaci Eugen von Böhm-Bawerk e Friedrich von Wieser. Egli descrive l'ambiente accademico della Vienna del tardo periodo asburgico, dove il sistema dei Privatdozenten e la residua costituzione liberale del 1867 lasciavano spazio a nuove linee di pensiero, anche se il ministero dell'istruzione e le facoltà giuridiche erano ostili alla teoria economica. Una seconda parte ripercorre il Methodenstreit con Gustav von Schmoller e la Scuola storica tedesca, presentandolo non come una disputa sul metodo, ma come uno scontro sulla possibilità stessa di una teoria generale dell'azione umana. Mises sostiene che la negazione di leggi economiche universalmente valide da parte della scuola storica serviva il programma interventista della Sozialpolitik bismarckiana e preparava il terreno intellettuale al socialismo di Stato, all'economia di guerra e infine al nazionalsocialismo. Una sezione conclusiva colloca la Scuola austriaca nella storia dell'economia e tratta il Methodenstreit come un conflitto ricorrente tra l'analisi della cooperazione volontaria e la richiesta politica di coercizione. Il testo unisce memoria, storia istituzionale e argomentazione metodologica e fu pubblicato nel 1969, quattro anni prima della morte dell'autore.
Power and Market analizza con gli strumenti dell'economia prasseologica gli effetti degli interventi statali nel mercato e nella società. Murray N. Rothbard riconduce ogni forma di intervento a tre tipi: interventi autistici, binari e triangolari, e mostra per ciascuno che esso riduce l'utilità dei partecipanti e dirige in modo errato le risorse. Nel primo capitolo egli sostiene che persino le prestazioni di difesa e di giustizia potrebbero essere fornite dal mercato, sicché lo Stato risulterebbe superfluo. I capitoli centrali trattano i controlli dei prezzi, i privilegi monopolistici (licenze, dazi, brevetti, leggi di conservazione), l'incidenza e l'effetto delle imposte e la spesa pubblica. Il penultimo capitolo critica le etiche antimercato (l'uguaglianza, la sicurezza, la carità per coercizione) come in parte contraddittorie. L'opera, originariamente concepita come parte conclusiva di Man, Economy, and State, apparve dapprima nel 1970; questa quarta edizione contiene una premessa di Edward P. Stringham.
Questo manuale sviluppa una teoria dell'impresa, il centro decisionale che stabilisce cosa produrre, in quali quantità e con quale combinazione di fattori. Shackle espone dapprima l'apparato ortodosso della massimizzazione in condizioni di conoscenza completa: la misurazione della produzione, le matrici input-output di Leontief, le funzioni di produzione, le curve di costo e di ricavo e la condizione di uguaglianza tra costo marginale e ricavo marginale enunciata per la prima volta da Cournot. Passa poi al suo tema centrale, la decisione in condizioni di incertezza. Poiché l'investimento impegna attrezzature durevoli verso un futuro inconoscibile, l'imprenditore non può affidarsi alla probabilità, che presuppone esperimenti ripetibili. Shackle propone invece la sorpresa potenziale, i valori di ascendenza e di focus, e li applica all'attualizzazione, alla scala dell'investimento, all'indebitamento, alle decisioni interdipendenti nel duopolio e alla contrattazione nell'analisi di Edgeworth. Un capitolo conclusivo dispone i concetti di profitto ed equilibrio così ottenuti in un unico schema.
OriginaleEnglish
Die Irrtümer des Konstruktivismus und die Grundlagen legitimer Kritik gesellschaftlicher Gebilde
The International Monetary System: Some Recent Developments and Disscussions, in Approaches to Greater Flexibility of Exchange Rates, The Bürgerstock Papers
Tre saggi in cui Ludwig Lachmann rivaluta parti trascurate dell'opera di Max Weber per una teoria prasseologica dell'azione e delle istituzioni. Il primo saggio sostiene che il tipo ideale di Weber è troppo ampio per servire come concetto centrale delle scienze sociali e propone di sostituirlo con il piano: l'azione trae il proprio significato dal disegno che l'agente porta nella propria mente, il che rende l'interpretazione (Verstehen) uno studio osservabile e comparativo anziché un'intuizione. Il secondo saggio costruisce, su fondamenti tratti da Weber e da Menger, una teoria generale delle istituzioni, distinguendo quelle progettate da quelle non progettate e quelle fondamentali da quelle secondarie, e trattando la tensione tra coerenza e flessibilità. Il terzo saggio applica questo schema al pensiero politico di Weber, alla sua difesa del governo parlamentare e alla sua lettura della Germania degli Hohenzollern e della Repubblica di Weimar. Lachmann fu professore di economia presso la University of the Witwatersrand.
OriginaleEnglish
Altre edizioni
Drei Essays ueber Max Webers geistiges Vermaechtnis
Il saggio di Murray N. Rothbard sostiene che l'istruzione è un processo individuale e lifelong di sviluppo di sé e che l'obbligo scolastico statale contraddice questa natura. Poiché gli esseri umani sono molto diversi per talento, ritmo e interessi, l'ideale sarebbe l'insegnamento individuale impartito dai genitori, mentre l'insegnamento uniforme imposto dallo Stato costringe tutti i bambini in una forma uniforme. La prima parte sviluppa questa teoria individualista dell'istruzione e la questione di fondo se siano i genitori o lo Stato a disporre del bambino. La seconda e la terza parte forniscono un'esposizione storica dell'obbligo scolastico: dalla Riforma (Lutero, Calvino) attraverso la Prussia, la Francia e l'Inghilterra fino al fascismo, al nazionalsocialismo e al comunismo, nonché allo sviluppo negli Stati Uniti dal New England alla "progressive education". Rothbard si appoggia a Spencer, Isabel Paterson e Ludwig von Mises e interpreta l'istruzione scolastica statale come strumento di uniformazione e di educazione all'obbedienza. Pubblicato dal Ludwig von Mises Institute (1999), con una premessa di Kevin Ryan.
OriginaleEnglish
A New History of Leviathan [ed. with Ronald Radosh]
In questo Hobart Paper dell'Institute of Economic Affairs, apparso nel 1973, Ludwig M. Lachmann esamina la controversia metodologica della teoria macroeconomica del capitale e della crescita. La sua tesi centrale: entrambi i grandi schieramenti, la scuola neoricardiana di «Cambridge» (Robinson, Sraffa, Kaldor) e i formalisti neoclassici (Samuelson, Solow, Hicks), hanno perso di vista i fondamenti microeconomici dell'agire economico. Lachmann sostiene che il pensiero dell'equilibrio manca il reale processo di mercato: i profitti sarebbero un fenomeno di disequilibrio, un uniforme saggio di profitto «normale» e la crescita in «steady state» sarebbero finzioni, e il progresso tecnico agirebbe per principio in modo da generare disequilibrio. Egli sviluppa questa tesi capitolo per capitolo lungo i temi del profitto, dell'interesse, della crescita e dell'innovazione, e ne trae conseguenze per la politica dei redditi, della crescita e della moneta. Sul piano metodologico si richiama al soggettivismo e alle aspettative divergenti e contrappone l'opera al formalismo aggregato del suo tempo.
In America's Great Depression (pubblicato per la prima volta nel 1963) Murray N. Rothbard applica la teoria monetaria del ciclo economico di Ludwig von Mises alla crisi statunitense del 1929. La tesi va in senso contrario all'opinione prevalente: la depressione non fu un fallimento del capitalismo del laissez-faire, ma la conseguenza di un precedente intervento del governo e della Federal Reserve. La parte I espone la teoria austriaca del ciclo, sostenendo che l'espansione del credito bancario distorce la struttura della produzione e rende inevitabile una recessione correttiva, e confuta le alternative keynesiana, del sottoconsumo, del principio di accelerazione e schumpeteriana. La parte II documenta il boom inflazionistico dal 1921 al 1929, ricostruendo la crescita delle riserve, la politica delle accettazioni e dei titoli e la cooperazione della Federal Reserve con la Bank of England. La parte III esamina la contrazione dal 1929 al 1933, presentando Herbert Hoover come un interventista che sostenne i livelli salariali, ampliò i lavori pubblici e i sostegni all'agricoltura, prolungando così la depressione. Un'appendice stima il crescente onere fiscale del governo sul prodotto privato.
In questo manifesto Murray N. Rothbard sviluppa la posizione libertaria: ogni essere umano possiede sé stesso e ciò che si appropria dalla natura senza padrone attraverso il lavoro, da cui derivano il libero scambio, la proprietà privata illimitata e l'assioma di non aggressione. Lo Stato appare in tale quadro come il violatore del diritto centrale e istituzionalizzato, che attraverso le imposte, il servizio militare obbligatorio e la guerra agisce sistematicamente in modo aggressivo e legittima il proprio dominio con l'aiuto di una casta di intellettuali. Dopo questa parte teorica Rothbard applica il principio a questioni concrete e controverse: l'istruzione, l'assistenza sociale, l'inflazione e il ciclo economico, le strade e la polizia, i tribunali, l'ambiente e la politica estera, ogni volta con la proposta di sostituire le prestazioni statali con soluzioni private, di mercato. La conclusione è costituita da una strategia per la diffusione della dottrina. L'opera apparve dapprima nel 1973, qui nella seconda edizione del 2006 con un'introduzione di Llewellyn H. Rockwell, Jr.
Il volume 2 della storia narrativa di Murray Rothbard "Conceived in Liberty" tratta le colonie americane nella prima metà del diciottesimo secolo, l'epoca della "salutary neglect" britannica che i manuali convenzionali liquidano come priva di eventi. Rothbard sostiene il contrario: fu il periodo in cui le Assemblee coloniali usarono il loro controllo sui cordoni della borsa per strappare il potere ai governatori di nomina regia, mentre la lassa applicazione delle restrizioni mercantiliste sotto Walpole e Newcastle lasciò le colonie praticamente autogovernate. Il libro passa dapprima in rassegna gli sviluppi nelle singole colonie (il regime fondiario, la schiavitù, l'ascesa di Franklin, l'abolizionismo quacchero, i Paxton Boys) e si rivolge poi alle correnti intercoloniali: l'inflazione della carta moneta, la libertà di stampa, il Great Awakening, la crescita del deismo e la diffusione del pensiero libertario inglese. Una parte finale esamina il conflitto tra Assemblea e governatore, la politica commerciale mercantilista e le guerre imperiali dalla King George's War alla French and Indian War, leggendo gli eventi attraverso il ricorrente contrasto tra libertà e potere.
Conceived in Liberty è la storia narrativa di Murray N. Rothbard dell'America coloniale e rivoluzionaria, qui pubblicata come edizione del Mises Institute in un solo volume che riunisce tutti e quattro i volumi originali (1975-1979). Rothbard enuncia esplicitamente il tema che lo guida: la storia come conflitto ricorrente tra la libertà (il "potere sociale", l'interazione volontaria) e il potere dello Stato, sulla scia di Albert Jay Nock e di Lord Acton. Il volume 1 copre la fondazione delle colonie nel diciassettesimo secolo, il volume 2 la "salutary neglect" del primo diciottesimo secolo, il volume 3 la crescente resistenza dalla French and Indian War a Lexington e Concord, e il volume 4 la guerra rivoluzionaria e le sue conseguenze. Il metodo è deliberatamente quello di una narrazione dettagliata anziché di un compendio sintetico, organizzato per colonia e per periodo, in modo che il lettore possa valutare direttamente gli eventi. Ciascun volume si chiude con un saggio bibliografico, e una prefazione comune spiega le premesse libertarie e metodologiche del progetto, citando Theory and History di Ludwig von Mises.
OriginaleEnglish
Essays on Hayek [with William F. Buckley, Jr. and five others, Fritz Machlup ed.]
Il saggio di Murray Rothbard "Praxeology: The Methodology of Austrian Economics" (1976) illustra il metodo prasseologico come il tratto distintivo della scuola austriaca. Partendo dall'assioma dell'azione (gli esseri umani agiscono in modo finalizzato), Rothbard ne deriva implicazioni centrali: la finalità, la relazione mezzo-fine, il tempo, l'incertezza e la scarsità. Egli motiva perché si usi la deduzione verbale anziché quella matematica e discute lo statuto epistemologico degli assiomi, contrapponendo la posizione apriorica kantiana di Mises alla propria lettura aristotelico-empirica. Successivamente distingue la prasseologia dalla tecnologia, dalla psicologia, dalla storia e dall'etica e sviluppa la critica di Mises all'econometria e all'economia quantitativa. Il testo si appoggia a numerose testimonianze di Mises, Hayek, Say, Senior, Cairnes e Schütz.
Die Weltwirtschaft und das internationale Währungssystem in der Zeit zwischen den beiden Weltkriegen, in Währung und Wirtschaft in Deutschland 1876-1975
Commentaries to The Eurocurrency Market, Exchange Rate Systems, and National Financial Policies, in Eurocurrencies and the International Monetary System
Questa raccolta, curata e introdotta da Murray N. Rothbard, riunisce i saggi dispersi in cui l'economista americano Frank A. Fetter (1863-1949) sviluppò la propria teoria della distribuzione. Al centro sta la teoria unitaria di Fetter su capitale, interesse e rendita: la rendita egli la concepisce come prezzo per gli usi separabili di ogni fattore di produzione durevole, l'interesse esclusivamente come espressione della preferenza temporale, con cui le rendite future vengono scontate al loro valore capitale presente. Le tre parti (teoria del capitale, dell'interesse, della rendita) constano di saggi di rivista e recensioni, spesso in confronto critico con Böhm-Bawerk, John Bates Clark, Irving Fisher e Alfred Marshall. Ricorrente è l'attacco di Fetter alla teoria della produttività dell'interesse e alla posizione speciale della terra nella teoria della rendita. L'introduzione di Rothbard colloca i contributi e mette in risalto la pura teoria della preferenza temporale di Fetter.
Le «Erinnerungen» (Memorie) sono lo scritto autobiografico di Ludwig von Mises (1881-1973), redatto nel 1940 durante l'esilio ginevrino e pubblicato postumo nel 1978 dal lascito. Mises descrive il proprio sviluppo intellettuale, dallo statalismo iniziale alla svolta contro lo storicismo tedesco della scuola di Schmoller, il suo incontro con i «Grundsätze» (Principi) di Carl Menger e la sua attività nella Scuola austriaca di economia attorno a Böhm-Bawerk e Wieser. Al centro stanno la genesi della sua teoria della moneta e della congiuntura, la sua dottrina dell'impossibilità del calcolo economico nel socialismo e la critica dell'interventismo. Riferisce inoltre della sua attività pratica presso la Camera di commercio di Vienna, della lotta contro il bolscevismo e l'inflazione nell'Austria del dopoguerra, del seminario privato viennese e della successiva attività di insegnamento a Ginevra. L'esposizione è permeata da un profondo pessimismo culturale: Mises si considera, come scrive egli stesso, non un riformatore, ma uno «storiografo del declino». Il volume contiene una prefazione di Margit von Mises, un'introduzione di F. A. von Hayek e una bibliografia delle pubblicazioni dell'autore.
"Law, Legislation and Liberty" di F. A. Hayek riunisce i tre volumi pubblicati originariamente separati: Rules and Order (1973), The Mirage of Social Justice (1976) e The Political Order of a Free People (1979). Hayek intende mostrare che una società di uomini liberi poggia su tre intuizioni: che un ordine autogenerantesi (spontaneo) e un'organizzazione consapevolmente diretta sono profondamente diversi e seguono tipi diversi di regole; che la giustizia "sociale" o distributiva ha senso solo all'interno di un'organizzazione, ma è vuota e inapplicabile nell'ordine spontaneo della "Grande Società"; e che la forma dominante di democrazia rappresentativa, in cui la stessa assemblea pone il diritto e al tempo stesso governa, conduce inevitabilmente a uno Stato totalitario degli interessi. Contro quello che chiama "razionalismo costruttivistico" (Descartes, Hobbes) Hayek pone una tradizione evolutiva (Hume, Smith, Menger). Il volume 3 sfocia nel progetto di una costituzione modello con organi legislativi e di governo separati.
OriginaleEnglish
Altre edizioni
Recht, Gesetz und Freiheit: Band I: Regeln und Ordnung1973
In sei lezioni tenute a Buenos Aires nel 1959, Ludwig von Mises spiega a un pubblico di non specialisti i tratti fondamentali dell'economia di mercato. La prima lezione interpreta il capitalismo come produzione di massa per i bisogni della massa e riconduce il miglioramento del tenore di vita all'accumulazione di capitale. Seguono il socialismo come pianificazione centrale senza calcolo economico, l'interventismo attraverso l'esempio del fallimento dei controlli sui prezzi, l'inflazione come deliberata politica della quantità di moneta con effetti distributivi diseguali, e il ruolo degli investimenti esteri per lo sviluppo dei paesi più poveri. La lezione conclusiva collega il declino del governo costituzionale al dominio dei gruppi d'interesse e paragona la situazione all'Impero romano, dissolto da interventismo e inflazione. Il volume è curato dal Ludwig von Mises Institute, con introduzione di Bettina Bien Greaves e prefazione di Margit von Mises.
Conceived in Liberty è la storia narrativa di Murray N. Rothbard dell'America coloniale e della Rivoluzione americana, presentata qui nell'edizione combinata in un solo volume che riunisce tutti e quattro i volumi originali. A partire dall'Europa alla fine del Medioevo, l'opera ripercorre la fondazione e la crescita delle tredici colonie lungo il diciassettesimo e il diciottesimo secolo e culmina nella guerra rivoluzionaria dal 1775 al 1784. Il tema ordinatore di Rothbard, enunciato nella prefazione, è il conflitto ricorrente tra la libertà e il potere dello Stato, attingendo alla distinzione di Albert Jay Nock tra potere sociale e potere statale e all'accento morale di Lord Acton. L'esposizione restituisce la dettagliata narrazione dei fatti che, come sostiene Rothbard, i manuali compendiati hanno compresso, trattando il regime fondiario, le restrizioni mercantiliste, il dissenso religioso, l'inflazione della carta moneta e la storia militare e politica della Rivoluzione, compresa la spinta verso gli Articoli della Confederazione.
Due saggi di Murray Rothbard, pubblicati insieme come Cato Paper No. 4 (1979) con una premessa di Friedrich A. Hayek. Il primo, "The Mantle of Science", sostiene che lo scientismo, la trasposizione acritica dei metodi delle scienze fisiche allo studio dell'azione umana, è esso stesso non scientifico perché nega la coscienza individuale e il libero arbitrio. Rothbard critica le analogie meccaniche (il servomeccanismo, la costruzione di modelli, la misurazione, l'uso della matematica) e le analogie organicistiche che trattano collettività come la "società" come entità che agiscono. Il secondo saggio, "Praxeology as the Method of the Social Sciences", presenta il metodo assiomatico-deduttivo che Ludwig von Mises chiamò prasseologia, fondato sull'assioma dell'azione umana finalizzata, e lo contrappone al positivismo. Rothbard ripercorre questa tradizione attraverso Say, Senior, Cairnes, Menger e Böhm-Bawerk, e difende l'individualismo metodologico con riferimento a Weber, Hayek e Schütz.
Conceived in Liberty è la storia narrativa in più volumi di Murray N. Rothbard delle colonie britanniche del Nord America e della Rivoluzione americana, qui come edizione completa in un solo volume del Ludwig von Mises Institute (prima edizione del 1979, in quattro volumi nel 1999). Rothbard intende, come spiega nella prefazione, recuperare il livello narrativo dei fatti della storia, perduto nei consueti manuali, e organizza il materiale attorno al conflitto permanente che egli pone come centrale tra libertà e potere, tra società e Stato. Il volume 1 tratta il diciassettesimo secolo e la fondazione delle colonie, il volume 2 la prima metà del diciottesimo secolo sotto la salutary neglect, il volume 3 il cammino verso la Rivoluzione dal 1760 al 1775 e il volume 4 la guerra rivoluzionaria insieme alla sua storia politica e finanziaria. Sul piano metodologico Rothbard si richiama esplicitamente a Ludwig von Mises (Theory and History), a Lord Acton e ad Albert Jay Nock. L'esposizione è ordinata cronologicamente e per colonia ed è corredata di ampi saggi bibliografici per ciascun volume.
L'articolo enciclopedico ripercorre la storia del liberalismo politico dalle sue origini nell'Inghilterra del XVII secolo fino al suo rinnovamento nel XX secolo. Hayek distingue due filoni: la tradizione inglese dei Whig, che egli definisce attraverso i tre principi della libertà di opinione, dello Stato di diritto e della proprietà privata, e il liberalismo razionalistico della Rivoluzione francese, che sostituisce la fiducia nell'ordine sociale cresciuto spontaneamente con la fiducia in un piano concepito dalla ragione. Una sezione a parte tratta il breve liberalismo politico in Germania e il suo declino sotto Bismarck. La parte conclusiva descrive il tramonto del liberalismo fino alla Prima guerra mondiale e la sua rinascita grazie ad autori come Mises, Lippmann, Röpke ed Eucken, il cui nuovo liberalismo sottolinea il nesso tra ordine economico e ordine politico. Un'ampia bibliografia chiude l'articolo.
The Primacy of Entrepreneurial Discovery, in Institute of Economic Affairs, [Readings 23] Prime Mover of Progress: The Entrepreneur in Capitalism and Socialism
Questo volume collettivo curato da Israel M. Kirzner raccoglie i contributi di un convegno tenutosi nel 1981 alla New York University per il centenario della nascita di Ludwig von Mises. Diciotto saggi e commenti formali, ordinati in nove coppie saggio-commento più un'introduzione, trattano quattro ambiti tematici dell'economia misesiana: la scelta del metodo economico, la natura dell'azione umana, il carattere del processo di mercato e il sistema misesiano come quadro di una teoria applicata. Questioni ricorrenti sono il soggettivismo (da Menger, attraverso Mises, fino a Shackle), la prasseologia apriorica alla luce della metodologia dei programmi di ricerca scientifica di Lakatos, il rapporto tra equilibrio e processo di mercato, la teoria dell'imprenditorialità nonché la teoria del monopolio, dell'interventismo e della moneta. Tra i contributori figurano, tra gli altri, James M. Buchanan, Ludwig M. Lachmann, Murray N. Rothbard, Gerald P. O'Driscoll, Leland B. Yeager e Israel M. Kirzner. Il volume documenta la varietà interna e le controversie aperte della moderna scuola austriaca intorno al 1980.
'The Ethics of Liberty' (1982) di Murray Rothbard sviluppa una teoria sistematica della libertà fondata sul diritto naturale, il cui nucleo è costituito dal principio dell'autoproprietà e dell'appropriazione originaria (homesteading). Dal concetto di proprietà Rothbard deduce un intero sistema giuridico libertario: la teoria della proprietà e del crimine, dei contratti come trasferimento di proprietà, della pena e della proporzionalità, nonché dei diritti dei minori. L'opera si suddivide in cinque parti, dal fondamento giusnaturalistico passando per una teoria della libertà sviluppata sul modello di Robinson Crusoe e una critica dello Stato, fino al confronto con teorie alternative della libertà (Mises, Hayek, Berlin, Nozick) e a una strategia per realizzare una società libera. L'edizione contiene un'ampia introduzione di Hans-Hermann Hoppe, che colloca il metodo di Rothbard e la sua posizione all'interno della tradizione giusnaturalistica.
Staatsausgaben fuer produktive Arbeitsplätze? Über die Wirkungen von Beschäftigungsprogrammen, Orientierungen zur Wirtschafts- und Gesellschaftspolitik
Uncertainty, Discovery and Human Action: A Study of the Entrepreneurial Profile in the Misesian System, in Israel M. Kirzner, ed., Method, Process and Austrian Economics: Essays in Honor of Ludwig von Mises
Hans-Hermann Hoppe sostiene che una ricerca sociale di tipo causale-scientifico e a carattere predittivo è logicamente impossibile. Il nucleo è costituito dalla dimostrazione che l'affermazione di praticare, in quanto scienziato sociale, una ricerca causale è in contraddizione con l'enunciato valido a priori e non contestabile in via argomentativa secondo cui gli uomini possono imparare. Da ciò Hoppe trae due conseguenze: come disciplina empirica, la ricerca sociale può procedere soltanto in modo ricostruttivo, in analogia con la grammatica di una lingua; accanto a essa è possibile una scienza aprioristica dell'azione, il cui modello è l'economia. Il primo capitolo sviluppa la tesi dell'impossibilità sull'esempio dell'analisi di regressione e del principio di costanza, il secondo fonda la sociologia come grammatica ricostruttiva dell'azione, il terzo l'economia come scienza apriorica e la illustra con il teorema dell'utilità marginale, la legge dei rendimenti e la teoria del ciclo economico. Hoppe si richiama dichiaratamente a Mises e alla scuola austriaca e si confronta con Popper, Hume e Kant.
Il saggio di Murray Rothbard, apparso nel 1984, legge la politica estera e monetaria americana dalla guerra civile all'era Reagan come una storia di élite finanziarie in concorrenza tra loro, anzitutto la casa Morgan e gli interessi Rockefeller. Con l'individualismo metodologico e un'analisi di classe libertaria, Rothbard riconduce presidenti, membri di governo e diplomatici ai loro legami bancari e industriali, da Cleveland e Theodore Roosevelt passando per l'ingresso in guerra di Wilson nel 1917 e la fondazione della Federal Reserve, fino al Council on Foreign Relations e alla Trilateral Commission. La tesi: a determinare la rotta di un regime non è l'appartenenza partitica, ma i suoi legami finanziari, e le banche d'investimento tendono strutturalmente allo statalismo. Il volume contiene saggi introduttivi di Anthony Gregory (2011) e Justin Raimondo (1995) e una bibliografia. L'argomentazione si fonda sulla teoria austriaca del ciclo economico e sulla storia economica revisionista di Gabriel Kolko.
OriginaleEnglish
Knowledge: Its Creation, Distribution and Economic Significance, Volume III: The Economics of Information and Human Capital
Money and Freedom di Hans F. Sennholz (Libertarian Press, 1985) sostiene che una moneta e un sistema bancario sani non siano, secondo le sue parole, impossibili, ma soltanto illegali. Il libro argomenta a favore della libertà monetaria: abrogare le leggi sul corso forzoso, abolire il monopolio monetario della Federal Reserve e consentire valute in concorrenza, in modo che gli individui possano scegliere il mezzo di scambio in cui hanno fiducia. Dopo un'introduzione sullo standard mondiale del dollaro e sul crescente debito internazionale, la Parte I individua le cause della disgregazione economica nel central banking e nella coercizione del corso forzoso. La Parte II critica le scuole di riforma prevalenti come false soluzioni: i monetaristi attorno a Milton Friedman, i supply-siders (Mundell, Laffer, Wanniski, Kemp) favorevoli a una regola gestita sul prezzo dell'oro e il movimento del credito sociale. La Parte III espone l'alternativa dell'autore, un sistema parallelo fondato sulla libertà di scelta, che attinge alla tradizione del sistema aureo e alle proposte di F. A. Hayek e Ron Paul.
OriginaleEnglish
Altre edizioni
Moneda y libertad
OriginaleEspañol
Pieniadze I Wolnosc
Rivalry and Central Planning. The Socialist Calculation Debate Reconsidered
In cinque studi autonomi e in un'appendice Hans-Hermann Hoppe sviluppa la tesi secondo cui le teorie normative della società possono essere fondate in modo rigoroso e secondo cui l'unico ordine giustificabile è l'anarchismo individualistico della proprietà privata, che Hoppe identifica con un capitalismo al cento per cento, ovvero con una pura società di diritto privato. Si argomenta che l'esistenza di uno Stato, anche di uno Stato minimo liberale, non sia giustificabile né moralmente né economicamente, poiché si fonda sulla tassazione coattiva. Alla base della dimostrazione stanno il principio di esclusione della violenza e il diritto all'appropriazione originaria. Gli studi trattano la fondabilità delle norme, la teoria del benessere sociale e della sua misurazione, i fondamenti della teoria della proprietà nonché una teoria degli ordini economici e statali. Hoppe si confronta a tal fine con la tradizione della teoria politica che va da Hobbes a Nozick, con la teoria dei beni pubblici e con la dottrina della proprietà di Hume; il libro apparve nel 1987 presso il Westdeutscher Verlag.
The Fatal Conceit (La presunzione fatale) sostiene che la civiltà umana poggia su ciò che Hayek chiama l'ordine esteso della cooperazione umana, comunemente detto capitalismo, un ordine sorto non per progettazione deliberata ma attraverso la selezione evolutiva delle pratiche morali tradizionali che governano proprietà, onestà, contratto e scambio. Hayek afferma che il socialismo poggia su un errore di fatto: la convinzione che la ragione possa progettare consapevolmente o sostituire questo ordine. Il libro sostiene che la morale si colloca tra istinto e ragione, che essa è appresa e non inventata, e che la conoscenza dispersa coordinata dai prezzi di mercato non può essere raccolta da alcuna autorità centrale. Nei suoi nove capitoli ricostruisce le origini della libertà e della proprietà, l'evoluzione del commercio, la rivolta razionalista contro la tradizione, il ruolo della moneta e del linguaggio, il rapporto tra crescita della popolazione e ordine di mercato, e la funzione della religione nel preservare la tradizione. Curata da W. W. Bartley III, l'opera si confronta con pensatori da Aristotele a Keynes, Einstein e Marx.
Hans-Hermann Hoppe sviluppa una teoria sistematica del socialismo e del capitalismo sulla base di una teoria della proprietà. Definisce il socialismo come aggressione istituzionalizzata contro la proprietà privata, il capitalismo come un sistema fondato sull'appropriazione originaria e sullo scambio contrattuale; le società reali si collocano per gradi tra questi due poli. Muovendo dalla «natural theory of property», l'opera analizza quattro varianti del socialismo: lo stile russo (marxista), lo stile socialdemocratico redistributivo, il socialismo del conservatorismo e quello dell'ingegneria sociale, e per ciascuna ne deduce un relativo effetto di impoverimento. L'argomentazione procede in prevalenza per via deduttiva, con confronti illustrativi come quello tra Germania occidentale e Germania orientale; capitoli specifici sono dedicati alla giustificazione etica del capitalismo, alla teoria socio-psicologica dello Stato nonché ai problemi del monopolio e dei beni pubblici. Il libro apparve nella collana Studies in Austrian Economics del Ludwig von Mises Institute e indica come dichiarati punti di riferimento in particolare Murray N. Rothbard e Ludwig von Mises.
L'antologia curata da Bettina Bien Greaves riunisce 47 brevi saggi, conferenze e recensioni di Ludwig von Mises, apparsi tra il 1942 e il 1973 in riviste come The Freeman, National Review e Christian Economics. In quattro parti tratta la libertà economica (PART I), l'interventismo (PART II), Mises come critico di opere altrui (PART III) e il rapporto tra economia e idee (PART IV). Tesi ricorrenti sono la sovranità del consumatore nell'economia di mercato, il ruolo del risparmio e della formazione di capitale per la crescita dei salari, l'effetto distruttivo dell'inflazione e dell'espansione del credito, nonché la critica a Marx e a Keynes. Mises sostiene che l'interventismo non è una terza via tra capitalismo e socialismo, ma conduce inevitabilmente al socialismo. A ciascun contributo è allegata la fonte originaria come riferimento; un indice analitico rende accessibile il volume.
The Meaning of Market Process, in A. Bosch, P. Koslowski, and R. Veit, eds., General Equilibrium or Market Process: Neoclassical and Austrian Theories of Economics
The Market Process: An Austrian View in K. Groenveld, J.A.M. Maks, and J. Muysken, eds., Economic Policy and the Market Process, Austrian and Mainstream Economics
Carl Menger und die subjektivistische Tradition in der Ökonomie (translated from original English text contributed expressly for this volume) in Horst Claus Recktenwald, eds. Carl Mengers wegweisendes Werk
Questa raccolta di saggi di Israel M. Kirzner (Routledge, 1992) riunisce tredici contributi sulla moderna scuola austriaca di economia. La tesi guida è che il mercato vada inteso come un sistematico processo di scoperta, sostenuto dalla vigilanza imprenditoriale che colma le lacune di conoscenza e genera così una tendenza al coordinamento mai compiuta, ma sempre operante. Kirzner colloca questo approccio come «via di mezzo» tra l'economia neoclassica dell'equilibrio e la critica radicalmente soggettivista, e lo difende contro le obiezioni di Loasby, Kregel, Buchanan e Vanberg. La parte I sviluppa la teoria del processo di mercato, la parte II ripercorre la nascita della prospettiva austriaca da Menger fino a Mises e Hayek, la parte III tratta il problema della conoscenza, il sistema dei prezzi e l'economia del benessere, la parte IV è dedicata all'interesse personale nonché alla proprietà e alla giustizia nel capitalismo. Diversi capitoli erano apparsi in precedenza in volumi in onore, enciclopedie e riviste, qui riuniti e incorniciati.
Questa seconda edizione ampliata raccoglie quindici saggi di Hans-Hermann Hoppe sull'economia e la filosofia della proprietà privata, dedicati al suo maestro Murray N. Rothbard. La parte economica tratta la teoria dei beni pubblici, le imposte, il sistema monetario e bancario, l'analisi delle classi di matrice marxista e austriaca, una critica di stampo misesiano a Keynes nonché la questione della possibilità e delle conseguenze della moneta fiat. La parte filosofica fonda la prasseologia come base della teoria della conoscenza, critica i metodi causale-scientifici nelle scienze sociali e sviluppa una giustificazione aprioristica e fondata sull'etica dell'argomentazione della proprietà privata. Hoppe argomenta costantemente in modo deduttivo a partire dal concetto di azione e nella tradizione di Mises e Rothbard. Un'appendice risponde a quattro repliche critiche alla sua etica dell'argomentazione. I saggi erano apparsi in precedenza singolarmente, tra l'altro nel Journal of Libertarian Studies e nel Review of Austrian Economics.
The Pure Time Preference Theory of Interest: An Attempt at Clarification, in J.M. Herbener, ed., The Meaning of Ludwig von Mises: Contributions in Economics, Sociology, Epistemology, and Political Philosophy
Questo volume raccoglie ventuno saggi di Ludwig M. Lachmann, scritti tra il 1936 e il 1991 e curati da Don Lavoie, che sviluppano una versione radicalmente soggettivista dell'economia austriaca. Due temi ricorrono: il significato che istituzioni come la moneta, il diritto e i mercati finanziari rivestono per gli individui agenti che attorno ad esse orientano i propri piani, e le aspettative necessariamente divergenti che muovono la contrattazione nei mercati degli asset. La parte I tratta l'incertezza, la preferenza per la liquidità e il ciclo economico, compreso l'argomento di Lachmann a favore di una «depressione secondaria» distinta. La parte II elabora l'eterogeneità del capitale e le ripercussioni dell'investimento. La parte III ritorna sul declino austriaco degli anni Trenta, tra l'altro sulla controversia Hayek-Sraffa e sulla disputa con Knight a proposito del capitale. La parte IV applica il soggettivismo a Menger, Mises, Shackle e all'interpretazione delle istituzioni, chiudendo con un'argomentazione programmatica a favore di un'economia ermeneutica. Un'introduzione del curatore colloca i saggi.
In "The Case Against the Fed" Murray N. Rothbard sostiene che la Federal Reserve è l'unica fonte istituzionale dell'inflazione cronica dei prezzi negli Stati Uniti e che il sistema andrebbe abolito. Il libro si articola in due parti. Nella prima, Rothbard elabora una teoria della moneta, derivandola dallo scambio di mercato e dall'oro, e presenta poi la riserva frazionaria come una forma di contraffazione legalizzata che gonfia l'offerta di moneta, redistribuisce la ricchezza da chi riceve la moneta nuova più tardi a chi la riceve prima, e genera espansioni e crisi. Nella seconda, offre una storia revisionista di come un cartello bancario, guidato dagli interessi di Morgan e Rockefeller, abbia costruito la Fed durante l'era progressista, fino all'incontro di Jekyll Island del 1910 e al Federal Reserve Act del 1913. L'opera si chiude con una proposta concreta di liquidare la Fed e tornare a un sistema aureo basato sulla moneta d'oro. Pubblicata dal Ludwig von Mises Institute, si fonda esplicitamente sulla teoria monetaria austriaca.
OriginaleEnglish
Expectations and the Meaning of Institutions: Essays in Economics by Ludwig M. Lachmann
The Limits of the Market: The Real and the Imagined, in W. Moschel, M. Streit and U. Witt, eds., Marktwirtschaft und Rechtsordnung: Festschrift zum 70, Geburtstag von Prof. Dr. Erich Hoppmann
Die Argumente müssen zum Sieg führen. Ein rätselhaftes Interview mit Professor Ludwig von Mises, in: liberal, Vierteljahreshefte der Friedrich-Naumann-Stiftung
Il volume raccoglie quattro saggi di Israel M. Kirzner sulla teoria del capitale e dell'interesse, scritti nella tradizione soggettivista di Carl Menger e di Ludwig von Mises. Il nucleo è costituito da «An Essay on Capital» (1966), che definisce il capitale non attraverso proprietà fisiche, ma attraverso la posizione dei beni all'interno di piani individuali pluriperiodali; Kirzner ne critica le concezioni di Knight, Haavelmo e Hicks nonché la trattazione del capitale, del tempo di attesa e della misurazione del capitale. Gli altri saggi trattano il contributo di Mises alla teoria del capitale e dell'interesse e difendono la teoria dell'interesse fondata sulla pura preferenza temporale (Fetter, Mises) contro le obiezioni di tipo produttivistico, con riferimento alla controversia di Cambridge e all'esempio del riso di Samuelson. Kirzner ascrive esplicitamente il proprio approccio alla scuola austriaca e lo distingue dall'interpretazione produttivistica fisheriana dell'interesse.
OriginaleEnglish
Governments, Firms, and the Critique of Centralized Economic Planning
Il volume 3 dei Selected Writings of Ludwig von Mises curati da Richard M. Ebeling (Liberty Fund, 2000) raccoglie dieci conferenze e memoriali che Mises scrisse in prevalenza nei suoi primi anni dopo l'emigrazione negli Stati Uniti (dal 1940 al 1944). Il tema comune è la ricostruzione internazionale dopo la Seconda guerra mondiale. Mises riconduce la catastrofe della guerra al nazionalismo economico del periodo tra le due guerre e sostiene che una pace e una prosperità durature sono possibili solo attraverso un ritorno al libero scambio, alla proprietà privata e a un sistema monetario ancorato all'oro. Vengono trattati, fra l'altro, la situazione economica dell'Europa del dopoguerra, una proposta non inflazionistica per una copertura aurea del 100 per cento, un'unione paneuropea, le linee guida per la ricostruzione dell'Austria, una federazione dell'Europa orientale e i problemi di sviluppo del Messico. Un'ampia introduzione del curatore colloca la vita, l'opera e l'argomentazione di Mises.
The Irrepressible Rothbard raccoglie i saggi e le rubriche giornalistiche che Murray N. Rothbard scrisse per The Rothbard-Rockwell Report tra il 1990 e il 1995, curati e introdotti da Llewellyn H. Rockwell Jr. I testi difendono un libertarismo radicale e antistatale, alleato con la Old Right e con il paleoconservatorismo, in opposizione a quella che Rothbard chiama l'élite dominante e i suoi apologeti neoconservatori e socialdemocratici. I saggi iniziali delineano una strategia di populismo di destra; le sezioni successive si rivolgono alla politica elettorale, alla guerra del Golfo e all'intervento estero degli Stati Uniti, alla questione delle nazionalità dopo la Guerra Fredda, alla guerra culturale, al femminismo, all'amministrazione Clinton, per concludersi con una serie di recensioni cinematografiche. In tutto il volume, Rothbard misura ogni politica e ogni politico secondo un solo criterio: se conducano verso la libertà o se ne allontanino. La raccolta riunisce commenti brevi e polemici, non i trattati economici formali per cui è altrimenti noto.
OriginaleEnglish
Logik der Freiheit. Ein Ludwig-von-Mises-Brevier (Hrsg.)
In Democracy: The God That Failed (Democrazia: il dio che è fallito), Hans-Hermann Hoppe propone un confronto revisionista tra monarchia, democrazia e un «ordine naturale» senza Stato fondato sulla proprietà privata. Ricostruendo la monarchia come governo posseduto privatamente e la democrazia come governo posseduto pubblicamente, egli sostiene che il passaggio storico dai re ai governanti eletti ha innalzato la preferenza temporale, incoraggiato il consumo di capitale e rappresenta un declino della civiltà anziché un progresso. I tredici capitoli autonomi, per lo più sviluppati da relazioni a convegni, trattano la tassazione, il debito, l'inflazione, la guerra, la redistribuzione, la centralizzazione e la secessione, il socialismo e la privatizzazione, l'immigrazione e il libero scambio, il conservatorismo e il libertarismo, e l'impossibilità di un governo limitato. In tutta l'opera Hoppe attinge esplicitamente alla teoria economica austriaca e a Ludwig von Mises e Murray N. Rothbard, presentando l'argomentazione come prasseologica anziché empirica. Egli propone la secessione, la privatizzazione e la delegittimazione del dominio democratico come via verso una società di diritto privato.
Questo secondo volume degli Scritti scelti di Ludwig von Mises, curato da Richard M. Ebeling, raccoglie articoli, memoriali e saggi che l'economista austriaco scrisse tra il 1918 e il 1938, in gran parte tratti dalle sue carte sequestrate dalla Gestapo a Vienna e in seguito recuperate da un archivio di Mosca. I quarantuno testi affrontano il collasso monetario e l'iperinflazione che seguirono la dissoluzione dell'Austria-Ungheria, l'assetto dell'attività di banca centrale e della riforma valutaria, le politiche fiscali e interventiste dell'Austria tra le due guerre e l'aggravarsi della crisi della Grande Depressione. Altri saggi difendono il gold standard contro le proposte di moneta amministrata, criticano l'autarchia e il nazionalismo economico, riformulano il metodo delle scienze sociali e rinnovano l'argomento di Mises secondo cui il calcolo economico razionale è impossibile sotto la pianificazione centrale socialista. Un'ampia introduzione del curatore fornisce il contesto storico, e un libello polemico sovietico contro Mises chiude il volume come appendice.
Murray Rothbard ricostruisce la storia monetaria e bancaria degli Stati Uniti dall'epoca coloniale alla Seconda guerra mondiale e la interpreta coerentemente attraverso la lente della teoria monetaria austriaca, distinguendosi così consapevolmente, come sottolinea il curatore Joseph Salerno nell'introduzione, dalla "new economic history" quantitativo-positivista e da "A Monetary History" di Friedman e Schwartz. Anziché raccogliere statistiche sulle masse monetarie, Rothbard si interroga sui moventi e sui beneficiari e mette a nudo quali interessi finanziari stavano dietro le emissioni di carta moneta, la Prima e la Seconda Banca degli Stati Uniti, il National Banking System e la fondazione della Federal Reserve. L'opera consta di cinque parti pubblicate originariamente separatamente: la storia monetaria dall'epoca coloniale fino al diciannovesimo secolo, le origini della Federal Reserve, la Fed da Hoover a Roosevelt nel conflitto tra gli interessi Morgan e Rockefeller, il gold exchange standard del periodo tra le due guerre e la politica monetaria internazionale del New Deal fino a Bretton Woods. Ricorrente è la tesi che la legge di Gresham, la riserva frazionaria e i cartelli bancari sostenuti dallo Stato generarono inflazione e crisi.
OriginaleEnglish
Totgedacht. Warum Intellektuelle unsere Welt zerstören
Il volume collettivo curato da Hans-Hermann Hoppe (Ludwig von Mises Institute, 2003) contesta i due assunti diffusi secondo cui ogni monopolio sarebbe dannoso per i consumatori e secondo cui la produzione di sicurezza dovrebbe tuttavia restare riservata al monopolio statale. Gli undici contributi sostengono che la seconda tesi è falsa e che la protezione, come ogni altro bene, può essere prodotta in forma privata e concorrenziale. Richiamandosi a Gustave de Molinari, cui il volume è dedicato, e a Murray Rothbard, gli autori trattano la storicità dello Stato, la monarchia e la democrazia nel loro rapporto con la guerra, la proliferazione nucleare, i mercenari, le milizie e i guerriglieri, la guerra di corsa nella condotta della guerra navale nonché modelli assicurativi di difesa privata e il ruolo della secessione. L'argomentazione unisce economia austriaca, teoria della scelta pubblica e casi storici e si rivolge contro la fondazione hobbesiana dello Stato quale garante della sicurezza.
OriginaleEnglish
Does Austrian Business Cycle Theory Help Explain the Dot-Com Boom and Bust? (mit Gene Callahan)
Gibt es eine Medizin gegen das Reformstau-Fieber? Kurzreferat, ausgelegt beim Symposion „Aufgabe und Bedeutung liberaler Publizistik“ bei der Tagung der Friedrich-August-von-Hayek-Gesellschaft
Das Geld der Knechtschaft und das Geld der Freiheit, in: Messeprogramm-Heft für die Internationale Fachmesse für Edelmetalle + Rohstoffe 2005 in München (Herausgeber: GoldSeiten.de),
Il volume riunisce cinque lavori di Ludwig von Mises su moneta, credito e congiuntura, scritti tra il 1923 e il 1946, curati e tradotti da Percy L. e Bettina Bien Greaves. Al centro sta la teoria del credito di circolazione del ciclo economico: il boom e la crisi sorgono quando le banche premono artificialmente il tasso d'interesse monetario al di sotto del tasso naturale ampliando i mezzi fiduciari privi di copertura, il che provoca cattivi investimenti e un'inevitabile recessione. Mises applica questa teoria all'inflazione tedesca dei primi anni Venti, ai dibattiti sulla stabilizzazione attorno a Fisher e Keynes e alla grande crisi economica mondiale. Egli critica i piani per un valore monetario «stabile» e gli standard basati su numeri indice, difende il gold standard e riconduce la durata della crisi agli interventi su salari, prezzi e tassi d'interesse. I saggi sostengono che solo prezzi di mercato liberi e la rinuncia all'espansione del credito possono attenuare le oscillazioni cicliche.
Murray N. Rothbard racconta la storia della "Old Right" americana, una coalizione informale di avversari del New Deal all'interno e dell'intervento all'estero, e della sua sostituzione con una "New Right" connotata in senso anticomunista e militarista. La tesi centrale: non furono i neoconservatori i primi, ma fu la fondazione della National Review nel 1955 a rovesciare il vecchio ala destra, liberista di mercato e isolazionista, nel suo contrario, una "rivoluzione all'interno della forma". Rothbard intreccia questa storia delle idee con una parziale autobiografia: da Mencken, Nock, Chodorov e il seminario di Mises, attraverso il suo cammino verso l'anarco-capitalismo, fino all'alleanza con la New Left degli anni Sessanta. L'opera apparve nel 2007 presso il Ludwig von Mises Institute con un'introduzione di Thomas E. Woods, Jr.; il manoscritto risale agli anni Settanta, integrato da un capitolo del 1991.
OriginaleEnglish
Markt oder Befehl. 55 Streitschriften für die Freiheit
Una sintesi di otto-dieci conferenze che Ludwig von Mises tenne negli anni Sessanta presso i seminari della FEE a Irvington; Bettina Bien Greaves le registrò stenograficamente, le trascrisse e nel 2010 le riunì in un testo coerente in 20 capitoli. Mises sviluppa la moneta come puro fenomeno di mercato: essa nasce dallo scambio indiretto e non da un'imposizione statale, e il ruolo dello Stato si limita a garantire il contenuto dei contratti. Il gold standard egli lo fonda non su ragioni estetiche, ma sul fatto che la quantità d'oro è sottratta alla manipolazione da parte dei governi. L'inflazione la definisce come l'aumento della quantità di moneta, non come gli aumenti dei prezzi che ne conseguono, e mostra come essa svaluti soprattutto i risparmi del ceto medio e della classe operaia. I casi storici vanno dal deprezzamento della moneta romana sotto Diocleziano all'iperinflazione tedesca del 1923, fino a Bretton Woods e ai diritti speciali di prelievo del FMI. Le note redazionali di Greaves collocano persone, date ed eventi.
Strictly Confidential raccoglie oltre quaranta memorandum, recensioni e lettere prima inediti, che Murray N. Rothbard redasse intorno al 1956-1962 per il William Volker Fund; curato da David Gordon, apparso nel 2010 presso il Mises Institute, con una premessa di Brian Doherty. Si apre con il documento strategico riservato "What Is to Be Done?", in cui Rothbard si chiede come sia possibile creare una società libertaria e reclama una tattica deliberatamente militante, modellata su Lenin, di costruzione di un "hard core" libertario contro l'annacquamento da parte del conservatorismo. Gli altri scritti sono ordinati per teoria politica, storia, economia, politica estera e letteratura. Temi ricorrenti sono la distinzione del libertarismo dall'anarchismo e dal conservatorismo della National Review, una politica estera revisionista e non interventista, nonché la critica a Keynes, all'equazione degli scambi di Irving Fisher e alla scuola di Chicago.
OriginaleEnglish
Geldsozialismus. Die wirklichen Ursachen der neuen globalen Depression
Geiselhaft statt Schuldhaftung. Ordnungspolitik: Die Haftung des Steuerzahlers für konkursreife Finanzkonzerne und Staaten setzt ein entscheidendes Grundprinzip der Marktwirtschaft außer Kraft, in: Junge Freiheit
Questa raccolta del Mises Institute riunisce cinquantuno saggi di Murray N. Rothbard, disposti in sette sezioni tematiche: il metodo economico, la scuola austriaca, la proprietà e il settore pubblico, la tassazione, il commercio e la libertà, la moneta e il calcolo, e la critica agli economisti rivali. Il nucleo metodologico difende la prasseologia, la derivazione deduttiva della legge economica a partire dall'assioma dell'azione umana finalizzata, contro il positivismo, la modellizzazione matematica e la verifica empirica mutuata dalla fisica. Rothbard applica questo schema all'economia del benessere, ai diritti di proprietà e alla responsabilità per l'inquinamento, all'incidenza e alla presunta neutralità della tassazione, al mercantilismo, alla teoria austriaca della moneta e al dibattito sul calcolo socialista. La sezione conclusiva critica Milton Friedman, Paul Samuelson, Robert Heilbroner e l'approccio della scelta pubblica di Buchanan e Tullock. Un'introduzione di Gene Epstein inquadra il volume come complemento del trattato di Rothbard Man, Economy, and State, e il libro si chiude con una bibliografia e un indice.
OriginaleEnglish
The Interpretive Dimension of Economics: Science, Hermeneutics, and Praxeology
La seconda edizione ampliata di «The Great Fiction» (Mises Institute, 2021) raccoglie 31 saggi, conferenze e interviste di Hans-Hermann Hoppe distribuiti su circa un quarto di secolo. Il tema unificante è l'opposizione tra proprietà privata, definita come controllo esclusivo su mezzi scarsi, e Stato, definito come monopolista territoriale dell'ultima decisione, dotato del potere di tassazione. Hoppe deduce la proprietà privata e l'appropriazione originaria sulla base dell'etica dell'argomentazione e ne ricava una difesa della società senza Stato ordinata secondo il diritto privato. Le cinque parti trattano l'evoluzione sociale dalla rivoluzione neolitica a quella industriale, la moneta e il sistema delle banche centrali, la produzione privata della difesa, i fondamenti metodologici della scuola austriaca (apriorismo, probabilità, prasseologia) nonché la storia delle idee attorno a Mises, Rothbard e Hayek. Diversi contributi trattano democrazia, centralizzazione, secessione e migrazione. Il volume è incorniciato da una prefazione di Jeff Deist e da una postfazione di Stephan Kinsella.
L'edizione della Liberty Fund (2012) raccoglie, come volume 1 dei "Selected Writings of Ludwig von Mises" curati da Richard M. Ebeling, 29 saggi, conferenze e memoriali di Mises sulla politica monetaria, finanziaria e commerciale, scritti negli anni prima, durante e dopo la Prima guerra mondiale, integrati da due appendici. Un'ampia introduzione del curatore colloca i testi nella storia della monarchia asburgica, del sistema monetario austriaco dal 1867 al 1914 e dell'iperinflazione del dopoguerra. I contributi, suddivisi in quattro parti, trattano l'introduzione del gold standard in Austria-Ungheria, la politica valutaria della Banca austro-ungarica, il finanziamento della guerra mediante imposte, prestiti o inflazione, la questione dell'emigrazione, il risanamento della valuta austriaca dopo il 1918 nonché la critica di Mises all'interventismo. La maggior parte dei testi proviene dalle "carte perdute" di Mises, ritrovate nel 1996 in un archivio di Mosca, e compare qui per la prima volta in lingua inglese.
Il saggio di Hans-Hermann Hoppe (Mises Institute, 2014, con un'introduzione di David Gordon) offre una ricostruzione teorica anziché empirica della nascita dello Stato: dallo stato di natura aristocratico, attraverso la monarchia, fino alla democrazia. Il punto di partenza è il problema della scarsità, che genera conflitti interpersonali; gli uomini razionali, sostiene Hoppe, si accordano sulla proprietà del primo possesso indisturbato e si rivolgono, per la composizione delle controversie, a un'aristocrazia naturale di giudici riconosciuti volontariamente. La rottura decisiva è l'istituzione di un monopolio territoriale dell'ultima decisione: il re feudale, attraverso l'alleanza con il popolo e con gli intellettuali, diviene monarca assoluto, poi costituzionale, e infine si giunge alla democrazia. Hoppe interpreta questo sviluppo, di norma considerato un progresso, come una progressiva insensatezza morale ed economica, poiché l'amministratore democratico, a differenza del re-proprietario, sfrutta nel breve periodo. Egli rimanda alla sua opera Democracy: The God That Failed e si chiude con la speranza in una decentralizzazione e in una secessione.
In tre saggi Hans-Hermann Hoppe si propone di spiegare tre punti di svolta della storia umana da quella che egli chiama una prospettiva austro-libertaria, combinando la prasseologia di Mises con il libertarismo giusnaturalistico di Rothbard. Il primo saggio fa derivare la comune origine della proprietà privata della terra e della famiglia dalla rivoluzione neolitica, presentando entrambe come soluzioni razionali alla pressione malthusiana cui erano esposti i cacciatori-raccoglitori. Il secondo sostiene che l'uscita dalla trappola malthusiana intorno al 1800, la rivoluzione industriale, non richiese soltanto diritti di proprietà sicuri, ma un lungo e selettivo accrescimento dell'intelligenza umana e una bassa preferenza temporale. Il terzo ricostruisce lo Stato come un errore cumulativo, tracciandone la discesa da un ordine aristocratico naturale, attraverso la monarchia assoluta e costituzionale, fino alla democrazia, che Hoppe legge come declino anziché come progresso. In tutta l'opera la storia è trattata come contingente, eppure vincolata da leggi prasseologiche ed etiche.
In questa monografia scritta nel 1959 Murray N. Rothbard esamina se il progresso scientifico richieda una pianificazione statale, e lo nega. La sua tesi centrale: l'allocazione delle risorse nella ricerca e nella tecnica è un problema economico che il libero mercato risolve in modo più efficiente, tramite il sistema dei prezzi, della direzione statale. Sullo sfondo dello shock dello Sputnik egli confuta l'asserita penuria di scienziati, la presunta scarsità della ricerca privata e il mito secondo cui le grandi invenzioni richiederebbero una grande ricerca diretta dallo Stato. Si appoggia in misura considerevole a Jewkes, Sawers e Stillerman, nonché a John R. Baker per la scienza sovietica. Capitoli propri trattano l'inefficienza della ricerca militare statale, l'energia atomica, raccomandazioni concrete di politica fiscale e l'automazione, le cui conseguenze occupazionali egli difende contro lo spauracchio della disoccupazione tecnologica. Un epilogo apprezza il valore della tecnologia per una vita libera.
OriginaleEnglish
Austrian Subjectivism and the Emergence of Entrepreneurship Theory
Questa breve raccolta riunisce due scritti di Murray N. Rothbard. Quello più lungo, "A Genuine Gold Dollar", sostiene che l'unico modo per separare la moneta dallo Stato è ridefinire il dollaro stesso come un peso fisso d'oro, rimborsabile a richiesta da chi lo emette. Rothbard respinge il piano di Hayek di denazionalizzare la moneta attraverso nomi di valute private in concorrenza, ritenendo che nuovi nomi non possano essere accettati come moneta perché, secondo il teorema della regressione, un mezzo di scambio deve emergere da una merce precedente. Allo stesso modo respinge il paniere di merci o "commodity dollar" di Irving Fisher e altri, richiamando l'assenza di qualsiasi livello unitario dei prezzi e il funzionamento della legge di Gresham. Il secondo scritto, "Alan Greenspan: A Minority Report" (1987), è un ritratto polemico che dipinge Greenspan come un keynesiano conservatore il cui dichiarato randianesimo e le cui simpatie per il gold standard non raggiungono mai la sua politica effettiva. Il Mises Institute pubblicò i due testi insieme nel 2016.
Getting Libertarianism Right (Mises Institute, 2018) raccoglie quattro testi di Hans-Hermann Hoppe, per lo più discorsi tenuti davanti alla Property and Freedom Society da lui fondata, introdotti da Sean Gabb. Hoppe deriva la dottrina libertaria dalla scarsità dei mezzi e dall'autoproprietà: i conflitti su beni scarsi possono essere evitati solo se ogni risorsa viene assegnata in modo univoco a proprietà privata mediante l'appropriazione originaria e lo scambio volontario. Su questa base prende posizione a favore di una variante "realistica" o di destra del libertarismo, che riconosce le differenze empiriche tra gli uomini e le culture, e si distingue nettamente dai libertari di sinistra. Altri contributi trattano la democrazia come acceleratore della "de-civilizzazione", il rapporto tra libertarismo e Alt-Right insieme a una strategia populista per il mutamento sociale, nonché un omaggio personale a Murray Rothbard. Il volume si chiude con un indice alfabetico.
OriginaleEnglish
Competition, Economic Planning, and the Knowledge Problem
In dieci lezioni Hans-Hermann Hoppe ricostruisce la storia mondiale dal basso, dall'origine dell'uomo fino al presente, come connessione interdisciplinare di economia, antropologia, sociologia e storia. Il punto di partenza sono tre capacità proprie dell'uomo: linguaggio, proprietà e produzione. Su questa base Hoppe sviluppa la diffusione dell'umanità, l'approfondimento della divisione del lavoro, il ruolo della moneta, della preferenza temporale e della formazione di capitale, nonché gli influssi ideologici e religiosi sulla prosperità delle nazioni. La seconda parte tratta la produzione di diritto e ordine senza Stato (ordine naturale), l'origine parassitaria dello Stato, il passaggio dalla monarchia alla democrazia, nonché la guerra e l'imperialismo. La lezione conclusiva formula una strategia di secessione, privatizzazione e decentramento politico. Il volume è uscito nel 2021 presso il Mises Institute e riporta le lezioni tenute ad Auburn nel 2004, con prefazione di Sean Gabb.
OriginaleEnglish
Ökonomik als Wissenschaft und die Methode der Österreichischen Schule